Venezuela, la ricostruzione post-terremoto passa per Israele: una missione tecnica nel Paese dopo 17 anni di rottura
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Redazione Esteri
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Una delegazione di esperti israeliani sta guidando la ricostruzione nelle aree del Venezuela devastate dal doppio sisma del 24 giugno, nonostante tra i due Paesi non corrano buoni rapporti diplomatici da diciassette anni. La missione, composta da trentadue uomini del Comando del Fronte Interno delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) guidati dal generale di brigata Elad Edri, ha ricevuto il compito di elaborare e attuare un piano organico per la ricostruzione.
Il progetto, presentato l'8 luglio alla presidente ad interim Delcy Rodríguez e intitolato "Project for the reconstruction of the future", prevede il censimento di circa 1.300 edifici tra Caracas e lo stato costiero di La Guaira, la rimozione di 1,2 milioni di tonnellate di macerie e l'impiego di tecnologie avanzate come droni per le operazioni di soccorso.
Un riavvicinamento nato prima del sisma
La presenza israeliana in Venezuela non è nata con l'emergenza, ma affonda le radici in un riavvicinamento avviato già a febbraio, quando duecentomila barili di greggio venezuelano arrivarono al porto di Haifa presso la raffineria Bazan Group. Quel gesto segnò la fine di un lungo gelo diplomatico iniziato il 15 gennaio 2009, quando l'allora presidente Hugo Chávez ruppe le relazioni con Israele in risposta all'operazione militare a Gaza.
Da allora, i rapporti sono stati gestiti dal rabbino capo Isaac Cohen, figura chiave nel coordinamento che ha permesso l'arrivo della missione tecnica a Caracas. Cohen, attraverso l'Associazione israeliana del Venezuela, ha garantito alla delegazione ospitalità, trasporti, sicurezza e cibo kosher.
La missione israeliana sul campo
Sul territorio, gli ingegneri israeliani stanno classificando le strutture danneggiate in base al livello di rischio, utilizzando un sistema a tre colori che determina quali edifici possano essere dichiarati sicuri e quali, invece, debbano essere evacuati o demoliti. Secondo quanto riportato dalle stesse Idf, sono già state valutate più di 1.300 strutture nelle zone colpite.
La loro presenza sul campo è stata pubblicamente elogiata dalla presidente Rodríguez, che ha parlato di "un gruppo altamente preparato e professionista che fornisce un sostegno tecnico fondamentale per valutare la stabilità delle nostre città". A testimonianza della nuova intesa, il governo venezuelano ha accolto la richiesta israeliana di prolungare la permanenza della delegazione di altre due settimane per avviare l'implementazione del piano di ricostruzione.
Tecnologie e competenze per la ricostruzione
La missione israeliana sta portando in Venezuela competenze affinate in decenni di esperienza in operazioni di soccorso in tutto il mondo. Secondo fonti ufficiali delle Idf, la delegazione include ingegneri specializzati in valutazione dei danni sismici, che applicano protocolli di ispezione consolidati per la verifica di elementi strutturali come colonne e travi. Si tratta delle stesse competenze utilizzate in Israele per rispondere agli attacchi missilistici e in missioni internazionali in Turchia, Nepal e Haiti.
Oltre alle competenze umane, la delegazione ha introdotto tecnologie all'avanguardia: droni israeliani di Xtend sono stati utilizzati dalle squadre di soccorso messicane per esplorare aree pericolose e individuare sopravvissuti, contribuendo al salvataggio di un uomo rimasto intrappolato per oltre settantadue ore. A completare il quadro, organizzazioni come ZAKA e IsraAID stanno operando sul campo per la distribuzione di aiuti umanitari e supporto psicologico.
L'ombra del Mossad e le reazioni nella base chavista
Nonostante l'apparente cooperazione tecnica, la presenza israeliana non è esente da polemiche. Fonti governative hanno denunciato la presenza di elementi del Mossad che operano a stretto contatto con l'intelligence di Caracas. L'attivista Erika Ortega ha lamentato di aver subito minacce dopo aver denunciato la presenza di agenti sionisti nell'Università centrale del Venezuela.
Ancora più critica la Piattaforma internazionale della causa palestinese, che ha bollato la missione come un tentativo di "rubare, uccidere e distruggere" sotto mentite spoglie, paragonando l'operazione a quanto "accade in Palestina". L'alleanza tra la presidente Rodríguez e Israele è stata contestata anche dall'analista politico Carlos Eduardo Piña, che su Al Jazeera ha parlato di una strategia "dettata dalla sopravvivenza politica e non dalla convinzione", finalizzata a compiacere Washington.
La base chavista, un tempo fedele alla linea anti-israeliana di Chávez e Maduro, si trova oggi di fronte a un'inversione di rotta difficile da digerire.




