Violenza sessuale su un bambino di tre anni in un centro commerciale a Napoli: arrestato un 47enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La serata di ieri, un venerdì qualunque che nulla lasciava presagire, si è trasformata in un incubo per una giovane coppia e il loro bambino di tre anni all'interno del centro commerciale La Birreria di Secondigliano, nella periferia nord di Napoli. Intorno alle 19, mentre i genitori sfogliavano distrattamente qualche volume tra gli scaffali di una libreria, il piccolo, con la curiosità tipica della sua età, si è allontanato di qualche passo, attratto forse dalla figura di un uomo seduto su uno sgabello in fondo al negozio, un individuo che indossava la tuta dell'Asia, l'azienda che si occupa dei servizi di igiene urbana. È stato in quel frangente, in quei pochi secondi di incoscienza e libertà vigilata, che la quotidianità si è lacerata.

L'uomo, un quarantasettenne del posto con precedenti alle spalle, ha approcciato il bambino chiedendogli cosa facesse lì da solo. «Sono venuto a vedere i libri», avrebbe risposto il piccolo, in un dialogo surreale che il malintenzionato ha distorto, correggendolo con un «sei venuta, vorrai dire», evidentemente tratto in inganno dall'aspetto del minore. Quando il bimbo ha precisato di essere un maschietto, il gesto che ne è seguito è stato immediato e brutale: la mano dell'uomo che stringe le parti intime del piccolo, un contatto fisico di natura sessuale consumato in pochi attimi ma sotto lo sguardo della madre, la quale, realizzato l'orrore, ha iniziato a urlare. A quel grido di dolore e di allarme è seguito l'intervento del padre, che ha affrontato l'uomo dando vita a una lite concitata; l'aggressore, approfittando della confusione e con l'alito pesante per aver probabilmente bevuto, è riuscito a defilarsi e a confondersi tra la folla della galleria.

A chiamare il 112 è stata un'altra donna, testimone della scena o comunque allertata dalle urla, consentendo così l'immediato intervento dei carabinieri della compagnia Napoli Stella. Gli investigatori, una volta sul posto, hanno iniziato a ricostruire i fatti, avvalendosi della collaborazione del personale di vigilanza e, elemento cruciale in queste circostanze, delle immagini riprese dal sistema di videosorveglianza del centro. La ricerca del fuggitivo non è durata a lungo: l'uomo è stato rintracciato mentre passeggiava tranquillamente nella galleria, e la scena che si è parata davanti agli occhi dei militari era agghiacciante nel suo contrasto con quanto accaduto pochi minuti prima, poiché teneva per mano due bambine, una di due e l'altra di sette anni. Identificato come il sospettato, il quarantasettenne ha opposto una resistenza furiosa al tentativo di fermarlo, scatenando una violenta colluttazione che i carabinieri sono riusciti a domare con non poche difficoltà.

La dinamica dell'arresto e le accuse per il 47enne

L'epilogo della vicenda si è consumato con il fermo e il successivo arresto del quarantasettenne, accusato a vario Titolo di violenza sessuale, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Le due bambine che erano in sua compagnia, si è poi appreso, non erano estranee all'uomo: si trattava di una nipote e della figlia di una sua amica, entrambe immediatamente riaffidate alle rispettive madri che si trovavano nel centro commerciale. Un dettaglio, questo, che ha ulteriormente allarmato gli inquirenti, i quali, pur non avendo riscontrato, dai primi accertamenti, comportamenti sospetti del 47enne verso altre minori, hanno comunque informato i servizi sociali per le valutazioni del caso. Non meno importante, ai fini dell'inquadramento della vicenda, è il fatto che l'uomo, nonostante l'abbigliamento, non sia un dipendente dell'Asia, un dettaglio che aggiunge un alone di ambiguità alla sua presenza in quel luogo e in quelle vesti.

Il trauma del bambino e l'indagine in corso

Ora il bambino, il cui nome naturalmente non viene divulgato per tutelarne la privacy, è al centro delle attenzioni dei familiari e, verosimilmente, di quei professionisti della psicologia che in questi casi vengono chiamati a intervenire per contenere il trauma. Si sa, da quanto filtrato, che una volta tornato a casa abbia manifestato il rifiuto di tornare in quel centro commerciale, un rifiuto motivato con parole semplici e terribili: «perché quell'uomo mi ha toccato». Parole che pesano come macigni e che i carabinieri, ora, dovranno verificare e incasellare in un quadro probatorio che includerà la visione dei filmati di sorveglianza e la testimonianza della madre, la prima e diretta testimone dell'abuso. L'uomo, portato in carcere, rimane a disposizione dell'autorità giudiziaria, che dovrà fare piena luce su una vicenda che ha scosso non solo la tranquillità di una famiglia, ma l'intera percezione di sicurezza in un luogo deputato allo svago e al consumo.

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