Intelligenza artificiale e retail, la sfida tra ottimismo e debito tecnologico
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Redazione Economia
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Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump guida una fase di profonda ridefinizione degli equilibri geopolitici ed economici, settori nevralgici come il retail si preparano a un cambiamento altrettanto radicale, che promette di rivoluzionare non solo gli acquisti ma la logica stessa del vivere e del produrre. Si consolida, infatti, la cosiddetta economia “Do it for me”, un modello dove l’automazione intelligente e gli agenti AI diventano l’infrastruttura essenziale per gestire finanza, ecommerce e interi processi digitali, sollevando l’utente dall’onere della scelta e dell’esecuzione. Un approccio, questo, che trova un’applicazione concreta anche nel campo dell’informazione specialistica: il Sole 24 Ore, ad esempio, ha lanciato 24GPT, un assistente basato sull’intelligenza artificiale generativa che, sfruttando l’autorevolezza del Gruppo, fornisce spiegazioni puntuali e personalizzate sui temi di economia e finanza, rendendo la fruizione dei contenuti più interattiva e immediata.
Il nuovo ecosistema commerciale tra mobile e sostenibilità
Il retail e la Grande Distribuzione Organizzata, in particolare, stanno già sperimentando una trasformazione strutturale, la quale poggia su tre pilastri fondamentali: il unified commerce, l’AI diffusa e modelli esperienziali completamente ridisegnati. Il dispositivo mobile, ormai, costituisce il primo e spesso unico canale di accesso al consumatore, mentre la sostenibilità ambientale e sociale guida, in maniera sempre più netta, le decisioni d’acquisto di una fetta consistente della clientela. Il negozio fisico, da semplice punto vendita, si riconverte in hub dell’ecosistema, un luogo di relazione e di servizi avanzati, il cui valore, però, dipende dalla capacità di integrarsi perfettamente con il digitale. Restano, sullo sfondo, alcune incertezze economiche globali – si pensi al rincaro dei prezzi o alla carenza di manodopera in alcuni comparti – le quali, nonostante tutto, non scalfiscono un diffuso ottimismo di fondo riguardo alle potenzialità di crescita del settore.
Il divario da colmare: dall’adozione alla creazione di valore
La transizione, tuttavia, non è priva di ostacoli rilevanti, poiché esiste un divario profondo tra la mera adozione di tecnologie e la loro effettiva capacità di generare risultati tangibili. Si parla, in proposito, di un “debito tecnologico” che molte imprese devono colmare: secondo recenti analisi, circa il 60% delle aziende non riesce a trasformare gli investimenti in intelligenza artificiale in un reale vantaggio competitivo o in un miglioramento dei margini. La sfida, quindi, non consiste nell’acquistare uno strumento sofisticato, bensì nel ripensare i processi aziendali, nella formazione delle risorse umane e nell’integrazione di dati spesso frammentati, operazioni complesse che richiedono tempo e una visione strategica chiara.
L’informazione si fa assistente: il caso di 24GPT
Questa ondata innovativa investe anche il mondo della comunicazione e della divulgazione, dove l’AI generativa sta aprendo nuove frontiere per l’accesso alla conoscenza. L’iniziativa del Sole 24 Ore con 24GPT ne è un esempio emblematico: si tratta del primo assistente dedicato specificamente alla sfera economico-finanziaria, progettato per offrire risposte affidabili e contestualizzate attraverso un dialogo in tempo reale. L’obiettivo, dichiarato, è quello di unire il rigore e l’autorevolezza di una testata storica alle potenzialità di personalizzazione e di immediatezza tipiche dei modelli linguistici più avanzati, una fusione che punta a rendere l’informazione complessa più semplice da assimilare senza sacrificarne la profondità e il necessario rigore analitico.




