Destiny 2 poteva rinascere come “Infinity”, poi Bungie ha scelto di staccare la spina

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia, nell’ambiente, aveva già cominciato a circolare sottotraccia nelle scorse settimane: il supporto a Destiny 2, lo sparatutto live service di Bungie, sarebbe cessato il 9 giugno, data dell’ultimo aggiornamento dei contenuti.

Ora un nuovo report di Forbes getta luce sui retroscena di quella decisione, rivelando un’alternativa che per qualche mese è stata concretamente sul tavolo – la trasformazione del gioco in Destiny Infinity – prima che prevalesse la linea dura dell’abbandono. 4news +2

Secondo quanto ricostruito dalla testata, che ha raccolto testimonianze interne allo studio, il declino era già evidente nell’estate del 2025 con la pubblicazione dell’espansione Edge of Fate: le vendite, al di sotto delle attese, non hanno fatto che preannunciare un trend peggiorato ulteriormente a dicembre dalla tiepida accoglienza riservata a Renegades, il crossover a tema Star Wars che doveva rilanciare l’interesse e che invece non ha invertito né la flessione delle vendite né quella del retention. tomshw +2

Il progetto Infinity e il passo indietro di Bungie

L’idea di Destiny Infinity, spiega il servizio, era ambiziosa: un vero e proprio rilancio del franchise, accompagnato dal ritorno al modello delle grandi espansioni singole che aveva caratterizzato gli albori della serie.

Tuttavia, all’inizio del 2026 – quando la decisione di interrompere lo sviluppo è stata formalizzata – i vertici hanno giudicato i costi e i rischi troppo elevati, specialmente nel contesto più ampio delle risorse da destinare a Marathon, l’estrazione shooter uscito a marzo su cui Bungie aveva riposto molte delle sue speranze future. dday +2

Curiosamente, e contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il presunto insuccesso o successo di Marathon non sarebbe stato il fattore decisivo: a pesare è stata piuttosto la consapevolezza che nemmeno una rimessa a zero avrebbe giustificato l’investimento.

Quanto a un ipotetico Destiny 3, il report ne conferma la discussione periodica in seno allo studio, ma aggiunge che le cose non hanno mai preso la piega giusta, frenate soprattutto dai costi proibitivi di produzione. tomshw +2

La campagna #WeWantDestiny3 e il sostegno inatteso

Nel frattempo, la base dei giocatori – quella che è rimasta – non ha intenzione di lasciar cadere nel silenzio la fine del supporto. Il movimento #WeWantDestiny3, nato online per sollecitare un vero capitolo successivo, ha raccolto in pochi giorni centinaia di migliaia di adesioni e ha ricevuto l’appoggio, a dir poco sorprendente, di alcune voci storiche del franchise. 4news +2

Tra queste spicca quella di Brandon O’Neill, il doppiatore che presta il suo volto (anzi, la sua voce) a Crow/Uldren Sov, il quale ha pubblicamente incoraggiato i fan a continuare a farsi sentire, dichiarandosi disponibile a tornare in cabina di registrazione qualora il progetto dovesse concretizzarsi.

Non è il solo: anche Joshua David King, interprete del temibile Oryx, si è detto innamorato del ricco lore dell’universo di Destiny, mentre Brian Villalobos ha ritwittato la petizione, moltiplicandone la visibilità. dday +2

L’eredità di un modello in crisi e il futuro in bilico

Lo scenario che si profila, insomma, è quello di un’eredità pesante e di un modello di business – il live service perpetuo – che per Bungie ha smesso di funzionare ben prima dell’annuncio ufficiale.

A certificarlo sono anche i numeri: la base di giocatori su Steam, secondo i dati raccolti da Forbes nelle scorse settimane, aveva già toccato il punto più basso di sempre a marzo, con picchi di utenza che non arrivavano a diecimila unità, un crollo verticale rispetto ai quasi centonovemila del periodo d’oro di Edge of Fate. 4news +2

Non è un caso, forse, che Sony abbia deciso di inserire Destiny 2: Legacy Collection (con dentro La Forma Ultima e le altre espansioni principali) nel catalogo di PlayStation Plus Extra e Premium proprio a partire dal 9 giugno, lo stesso giorno dell’ultimo aggiornamento. Una scelta che sa di regalo d’addio, più che di strategia commerciale, e che restituisce l’idea di un’operazione ormai in fase di smobilitazione. 4news +2

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