Virtus Bologna difende Vildoza e la moglie dopo l'arresto: "Si sentono vittime"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte tra il 15 e il 16 ottobre, al termine di una partita casalinga al PalaDozza, l’automobile sulla quale viaggiavano Luca Vildoza e la moglie Milica Tasic si è trovata coinvolta in un episodio che ha portato all’intervento delle forze dell’ordine. Secondo quanto emerge dalla ricostruzione, i due, mentre rientravano a casa, hanno avuto un alterco con un operatore sanitario a bordo di un mezzo della Croce Rossa Italiana; una dinamica, questa, che la società di pallacanestro ha definito, in un comunicato ufficiale, come un “confronto” nato dalla percezione, da parte della coppia, di essere vittime di “altrui comportamenti illegittimi”. L’intervento dell’operatore ha quindi innescato la chiamata a una volante della Polizia, la quale, giunta sul posto, ha proceduto all’identificazione e all’applicazione delle misure di legge nei confronti del giocatore e della consorte, entrambi accusati di lesioni a personale sanitario.

Le accuse e il provvedimento della Procura

La versione iniziale dei fatti, fornita dall’equipaggio dell’ambulanza alle forze dell’ordine, parlava di un’aggressione vera e propria ai danni di un’operatrice sanitaria; secondo questa ricostruzione, Vildoza, alla guida di un’auto nera, avrebbe iniziato a urlare contro il personale, che aveva momentaneamente fermato il mezzo per orientarsi sulla destinazione di un intervento. Le accuse, che hanno portato all’arresto del cestista argentino e della pallavolista serba, sono state tuttavia seguite da un provvedimento della Procura, la quale ha deciso di rimetterli in libertà, rinunciando al processo in direttissima. La scelta dei magistrati è stata dettata dalla necessità di condurre ulteriori e più approfondite indagini sulla reale dinamica dell’accaduto, lasciando spazio a sviluppi investigativi.

La posizione della società

La Virtus Bologna, attraverso un comunicato diffuso sui propri canali social, ha preso una netta posizione a difesa del proprio atleta e di sua moglie, legittimando pubblicamente la loro versione dei fatti. La società, senza entrare nel merito delle specifiche accuse, ha scelto di sottolineare come Vildoza e la Tasic si siano sentiti oggetto di azioni illegittime, giustificando in tal modo la ragione del loro successivo comportamento. Una presa di posizione che, se da un lato mira a proteggere l’immagine pubblica dei propri tesserati, dall’altro evidenzia la complessità di una vicenda i cui contorni non sono ancora stati completamente delineati dalle autorità.

Le dichiarazioni della difesa

A suffragio della necessità di ulteriori accertamenti, il legale di Vildoza, l’avvocato Mattia Grassani, ha affermato che la dinamica dei fatti non corrisponderebbe a quanto inizialmente riferito dagli operatori sanitari. La difesa, quindi, contesta la prima ricostruzione e sembra prepararsi a un confronto giudiziario che dipenderà dagli esiti delle indagini ancora in corso. La decisione della Procura di approfondire, prima di procedere, sembra accordarsi con questa linea, indicando che la versione dei due indagati richiede una verifica altrettanto attenta, in un caso che unisce cronaca nera e sport.

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