Annullato il 41-bis a Giovanni Riina dalla Cassazione
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Redazione Interno
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La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che prorogava il regime del 41-bis per Giovanni Riina, secondogenito del noto capomafia Totò Riina, arrestato nel 1996 per associazione mafiosa e omicidio. Giovanni Riina, sottoposto al "carcere duro" dal 2002, si è visto accogliere il ricorso presentato contro la proroga del regime di isolamento, imposto dal Ministero della Giustizia nel novembre 2023. La decisione della Cassazione, motivata da un vizio di forma e da un percorso argomentativo non adeguatamente ricco svolto dai giudici di merito, ha suscitato reazioni contrastanti.
La Corte d'Appello di Roma aveva prorogato il regime del 41-bis per la pericolosità sociale del figlio del boss Corleonese, ma la Cassazione ha definito i motivi addotti come "meramente apparenti". Questo provvedimento permette a Giovanni Riina di riallacciare i contatti con l'esterno, sollevando preoccupazioni tra gli esponenti della lotta alla mafia. Giuseppe Antoci, europarlamentare del M5S e Presidente della Commissione Politica DMED del Parlamento Europeo, ha espresso il timore che un esponente di spicco di Cosa Nostra possa nuovamente influenzare le attività criminali dall'esterno.
La decisione della Cassazione rappresenta un punto di svolta nella vicenda giudiziaria di Giovanni Riina, il cui nome è indissolubilmente legato alla storia criminale del padre, Totò Riina, capo indiscusso di Cosa Nostra. La corte ha ritenuto che le motivazioni della Corte d'Appello fossero insufficienti a giustificare la proroga del regime di isolamento, aprendo così la strada a un possibile ritorno alla libertà per Giovanni Riina, sebbene il percorso giudiziario non sia ancora concluso.
Il provvedimento della Cassazione ha generato un dibattito acceso tra gli addetti ai lavori, con alcuni che vedono in questa decisione un rischio per la sicurezza pubblica e la lotta alla mafia, mentre altri ritengono che sia un atto dovuto nel rispetto delle garanzie processuali.




