San Siro, Milan e Inter danno vita alla società per il nuovo stadio
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Redazione Sport
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Un ulteriore, significativo passo in avanti è stato compiuto dal Milan e dall’Inter nel complesso iter che dovrebbe condurre alla costruzione di un nuovo impianto di proprietà, un’operazione da tempo annunciata e che procede attraverso una fitta serie di passaggi societari. Secondo quanto emerso, la Nsm Holding, realtà a sua volta controllata indirettamente dalle due società calcistiche, ha costituito la property company denominata «Stadio San Siro spa», l’ultimo veicolo nella catena di holding creato appositamente per gestire il progetto. Questo nuovo soggetto, come si evince dal suo statuto sociale, avrà il compito operativo di occuparsi della «promozione, sviluppo e realizzazione di progetti e complessi edilizi», fungendo da braccio esecutivo per un’iniziativa di portata monumentale.
Il veicolo operativo per il nuovo stadio
La creazione di Stadio San Siro spa rappresenta il meccanismo giuridico-finanziario attraverso il quale i due club intendono acquisire l’area di San Siro dal Comune di Milano e sviluppare l’intero progetto, che non comprende solo la nuova arena ma anche la riqualificazione dell’esistente quartiere. Si tratta di un’architettura societaria, comune in operazioni di questa entità, finalizzata a circoscrivere i rischi e a gestire in modo specializzato un investimento che richiederà ingenti capitali. La proprietà congiunta del veicolo, sebbene non esente da complessità decisionali, sottolinea la volontà di procedere su un binario comune, nonostante le rivalità sportive che caratterizzano le due compagini.
Le visioni di Lord Foster tra eredità e innovazione
A margine di un recente evento milanese, l’architetto britannico Lord Norman Foster, il cui studio – in collaborazione con Manica Architecture – è stato incaricato della progettazione, ha offerto alcuni spunti sulla propria filosofia progettuale. Interrogato sulla sua esperienza a San Siro, Foster ha definito l’attuale struttura “eroica e stupefacente”, un’architettura senza tempo che, alzando lo sguardo dagli spalti, comunica immediatamente il senso della performance e dello spettacolo. Le sue parole, che evitano di entrare nel merito dei dettagli tecnici, sembrano voler rassicurare sull’intenzione di rispettare l’eredità del luogo, pur immaginando “qualcosa di nuovo” che possa lasciare a bocca aperta. Un equilibrio delicato, quello tra memoria e innovazione, che costituisce la sfida principale per i progettisti.
Completare una trilogia di stadi iconici
Il nuovo stadio di Milano, nelle intenzioni degli architetti, andrà a completare una sorta di trilogia di impianti di altissima capienza e riconoscibilità a livello globale, sulla scia di due precedenti e celebri collaborazioni tra gli stessi studi. Sebbene i nomi degli altri stadi non siano stati esplicitati nel resoconto, l’accostamento a opere già realizzate – come quella che ha riguardato la trasformazione di Wembley – delinea un’ambizione precisa: creare non un semplice contenitore di eventi, ma un’icona architettonica in grado di definire lo skyline della città. Il progetto si configura dunque non solo come una necessità infrastrutturale per i due club, ma anche come un’operazione di branding per Milano stessa, che si appresta ad accogliere un’arena concepita per essere all’avanguardia.




