Giacomo Bonaventura, l’addio al calcio e l’ipotesi di una nuova avventura nella Kings League

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il campanellino, per usare una metafora che appartiene più al gergo degli spogliatoi che a quello delle cronache sportive, alla fine ha smesso di suonare. Giacomo Bonaventura, per tutti “Jack”, ha ufficialmente appeso gli scarpini al chiodo. L’annuncio, arrivato giovedì 5 marzo 2026 attraverso un video pubblicato sul proprio profilo Instagram, porta la data che segna la conclusione di una carriera lunga quasi vent’anni, costruita lontano dai riflettori dei titoli gridati ma con una continuità che pochi, nel calcio italiano degli ultimi due decenni, possono vantare. Classe 1989, trentasei anni compiuti lo scorso agosto, il centrocampista marchigiano ha spiegato le ragioni di una scelta maturata nei mesi successivi all’ultima esperienza in Arabia Saudita con la maglia dell’Al-Shabab, contratto non rinnovato lo scorso giugno e poi un periodo di riflessione che lo ha portato a constatare, come ha raccontato nel vodcast “Sky Calcio Unplugged”, di non avvertire più quella scintilla, quel “fuoco dentro” indispensabile per continuare a inseguire un pallone sul rettangolo di gioco. Una decisione, la sua, che arriva dopo oltre quattrocento presenze in Serie A spalmate su tre maglie principali – Atalanta, Milan e Fiorentina – e una parentesi in Nazionale arricchita, tra l’altro, da un primato curioso: il gol segnato a Malta nell’ottobre del 2023 lo rese, a trentaquattro anni e cinquantatré giorni, il marcatore più anziano ad aver trovato la prima rete in azzurro.

Eppure, proprio mentre la televisione nel suo video si spegneva per simboleggiare la fine di un percorso, dall’altra parte dello schermo, quello delle idee e dei progetti ancora tutti da scrivere, qualcuno ha già iniziato a lavorare per rivederlo in campo. Non certo in uno stadio di Serie A o in un campionato professionistico, sia chiaro, ma in un’arena decisamente più contemporanea e, per certi versi, spiazzante. Secondo quanto riportato da Controcalcio, una delle voci che seguono con attenzione i movimenti della Kings League Italia, l’idea di un ritorno all’azione per Bonaventura sarebbe già stata messa nero su bianco dai Caesar, formazione presieduta da Damiano “Er Faina” ed Enerix. Il progetto, al momento ancora in una fase embrionale, consisterebbe nel proporre all’ex centrocampista di Atalanta e Milan un ruolo da protagonista in questo torneo nato in Spagna dalla mente di Gerard Piqué e che, nel giro di pochi mesi, ha saputo ritagliarsi uno spazio non secondario nel panorama mediatico-sportivo italiano.

Dal professionismo puro al circo mediatico della Kings League: il possibile approdo di Jack ai Caesar

L’ipotesi, per quanto singolare possa apparire a chi ha seguito la carriera lineare e per certi versi “tradizionale” di Bonaventura, non è poi così peregrina se si analizza la natura stessa della Kings League. Si tratta, in fondo, di un prodotto pensato per ibridare calcio giocato e intrattenimento puro, dove ex calciatori di un certo spessore tecnico – magari appena ritiratisi dal professionismo – trovano terreno fertile per continuare a sentire l’odore dell’erba senza la pressione e la preparazione atletica massacrante richieste dai campionati maggiori. Per uno come Jack, che ha sempre basato il suo modo di stare in campo sull’intelligenza tattica e sulla qualità della giocata più che sull’atletismo puro, un campionato a sette giocatori, con le sue regole fluide e il suo format pensato per i social, potrebbe rappresentare la valvola di sfogo ideale. Quella stessa valvola che gli permetterebbe, citando le sue stesse parole, di non recidere del tutto quel “rapporto col calcio” che, come ha tenuto a sottolineare nel suo messaggio d’addio, è “troppo grande” per finire lì, semplicemente appendendo le scarpette al chiodo e voltandosi dall’altra parte.

Una carriera da gregario di lusso e l’approdo nella Saudi League prima dello stop

D’altronde, la traiettoria sportiva di Giacomo Bonaventura è stata sempre contraddistinta da una sorta di understatement di fondo, da una capacità di adattamento a ruoli e contesti diversi che lo ha reso un jolly prezioso per ogni allenatore che lo ha avuto in rosa. Dai primi calci sul campetto della San Francesco ’93 a Cingoli, passando per le giovanili di Settempedana e Tolentino fino alla chiamata dell’Atalanta – si dice su segnalazione dell’ex attaccante Antonio Bongiorni – la sua è stata una scalata fatta di prestiti in Serie C, a Pergocrema e Padova, per poi tornare a Bergamo e diventare un punto fermo della Dea. Sei anni in nerazzurro, poi il passaggio al Milan nell’estate del 2014, in una trattativa dell’ultimo minuto che lo vide sfumare all’Inter per approdare dall’altra parte del Naviglio. In rossonero ha vissuto sei stagioni, alternando annate complicate a sprazzi di vero talento, conditi da trentacinque gol e una Supercoppa Italiana vinta nel 2016 contro la Juventus, prima di chiudere il cerchio italiano con un quadriennio alla Fiorentina, fatto di tre finali perse – una di Coppa Italia e due di Conference League – e la consapevolezza di essere, ormai, un punto di riferimento per i compagni più giovani. L’ultimo atto in Arabia Saudita, all’Al-Shabab, è stata una breve parentesi, l’unica vera esperienza fuori dai confini nazionali in una carriera che, per come si era sviluppata, sembrava destinata a concludersi in punta di piedi. E forse, in fondo, anche questo possibile approdo alla Kings League non è che l’ennesima, imprevedibile declinazione di un percorso che ha sempre evitato le scorciatoie e i riflettori, cercando piuttosto la sostanza del gioco.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.