Bonus bollette da 115 euro, arriva lo sconto automatico in fattura per chi ha l’Isee basso. Intanto Vannacci (e la sua trippa) tengono banco a Montecitorio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre i riflettori si accendono sulle nuove bordate comunicative del generale Roberto Vannacci, il quale – tra una metafora culinaria e l’altra – ha giustificato il voto contrario dei suoi alla Camera, parte silenziosamente l’accredito del contributo straordinario da 115 euro. L’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha infatti dato il via libera operativo a questo sconto, pensato per tamponare il caro energia che continua a pesare sui bilanci familiari, e lo farà senza che gli aventi diritto debbano muovere un dito. Sarà sufficiente avere un Isee basso, rientrando così nella già ristretta cerchia di chi percepisce il bonus sociale elettrico per disagio economico, per vedersi accreditata la somma direttamente nella prima bolletta utile dopo il 19 marzo. Nessuna domanda, dunque, nessun modulo da compilare, nessun click: un meccanismo automatico che fa leva sui dati già in possesso dello Stato e dei fornitori, i quali – a loro volta – hanno l’obbligo di rendicontare questo extra come una voce separata rispetto ai consueti sconti.

L’automatismo del sì: un contributo che non si chiede, ma che si riceve

A differenza di altre misure assistenziali che affogano i cittadini nella burocrazia, questa agevolazione – prevista dal decreto Bollette – ha il pregio della semplicità, se così si può definire la povertà come requisito d’accesso. A beneficiarne saranno esclusivamente i nuclei familiari già titolari di un punto di prelievo attivo e già censiti come percettori del bonus sociale, ovvero coloro che hanno un Isee non superiore a 9.530 euro (soglia che sale a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno quattro figli a carico). L’erogazione, gestita dall’esercente la maggior tutela o dal fornitore che serviva il cliente al momento dell’entrata in vigore del decreto, avverrà in un’unica soluzione: uno sconto secco, cumulabile con le altre riduzioni tariffarie già in essere, che non finirà nella tasca del beneficiario ma si tradurrà in un semplice minor esborso sulla bolletta della luce. E se – per un caso di conguaglio o crediti pregressi – dalla fattura risultasse comunque un credito residuo a favore del cliente, questo verrebbe riportato nelle bollette successive fino a completo assorbimento.

Vannacci, la fiducia e la trippa: una strategia che (forse) spiazza

Ma se l’Arera procede spedita nella sua opera di ammortizzatore sociale, la politica – come sempre – gioca su un altro piano, fatto di simboli più che di numeri. Proprio mentre si discuteva del decreto che finanzia questi bonus, l’attenzione è stata puntualmente deviata dall’esibizione dialettica del generale Roberto Vannacci. Interrogato sul voto contrario alla fiducia da parte dei suoi tre deputati, l’ex militare ha risposto con una metafora domestica destinata a fare il giro dei talk show: «La fiducia è come il credito che lei dà a sua moglie anche se le cucina un piatto che a lei non piace, per esempio la trippa». Un paragone, questo, che secondo il leader di Futuro Nazionale serve a distinguere il rapporto fiduciario con l’esecutivo dal dissenso nel merito dei provvedimenti. Insomma, si può dire alla compagna di non cucinare più le frattaglie senza per questo cambiare letto e credenza, anche se – a guardare i numeri – l’opposizione al governo in aula ha di fatto allineato i “futuristi” con le opposizioni di sinistra.

I nuovi ingressi e il consolidamento di una narrazione “shock”

Vannacci, del resto, non è nuovo a questi affondi lessicali. La sua strategia comunicativa, costruita su citazioni sibilline e frasi allusive, mira a catturare l’attenzione di un elettorato che si sente tradito dal politicamente corretto, consolidando un consenso che i sondaggi fissano oltre la soglia del 3%. E mentre lui parla di trippa e di mogli, la sua macchina organizzativa macina adesioni concrete sul territorio. L’ultima, in ordine di tempo, è quella di Joe Formaggio, ex consigliere regionale veneto di Fratelli d’Italia noto per la passione dichiarata per le armi e per alcune uscite quantomeno controverse in materia di immigrazione e diritti civili. Un innesto, quest’ultimo, che va ad aggiungersi ad altri transfughi del centrodestra tradizionale, a dimostrazione che – al netto delle boutade sulla trippa – l’operazione di accerchiamento della destra “ufficiale” procede spedita.

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