Allerta influenza aviaria: l'Oms consiglia di evitare il latte crudo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha recentemente emesso un avviso riguardante la diffusione del virus dell'influenza aviaria H5N1 negli Stati Uniti. Il virus è stato rilevato nel latte crudo, ma i test preliminari mostrano che la pastorizzazione lo uccide. Nonostante ciò, l'Oms ha consigliato ai cittadini americani di evitare il consumo di latte crudo, dando priorità a quello pastorizzato.

Diffusione del virus

Negli Stati Uniti, la diffusione del virus tra i bovini da latte continua a preoccupare, in particolare dopo la positività al test delle acque reflue di nove città del Texas. Questo potrebbe significare che gli animali sono asintomatici. L'influenza aviaria sta colpendo molte specie animali, dagli uccelli ai bovini, passando per gli orsi, gli scoiattoli, i delfini e le puzzole. Questi fattori innalzano il rischio che il virus possa essere trasmesso anche all'uomo, specie dopo il caso che è stato registrato in Texas.

Preparazione alla pandemia

Negli Usa il dibattito è già in corso: ci si sta preparando ad una eventuale pandemia di influenza aviaria? Sulla rivista 'The Lancet' si evidenziano i passaggi fondamentali da non tralasciare - dal rapido sviluppo di test specifici H5 ad analisi virologiche continue per identificare i cambiamenti nel virus che potrebbero avere un impatto su adattabilità e trasmissibilità, dallo sviluppo e produzione di vaccini alla comunicazione chiara e trasparente col pubblico. Tuttavia, esperti come lo scienziato Eric Topol fanno notare che al momento "non si sta facendo tutto ciò molto bene" e occorre "prepararsi" alla possibilità di trasmissione dell'influenza aviaria di H5N1 da uomo a uomo.

Raccomandazioni dell'Oms

L’Oms è intervenuta consigliando ai cittadini americani di non bere latte crudo, dando priorità a quello pastorizzato. Questo perché il virus dell'influenza aviaria H5N1 è stato rilevato nel latte crudo negli Stati Uniti, ma i test preliminari mostrano che la pastorizzazione lo uccide. Per ora non c’è da temere la diffusione tra gli esseri umani, ha detto alcuni giorni fa Tedros Ghebreyesus dell’OMS. Tuttavia, la situazione è in continua evoluzione e richiede un monitoraggio costante.

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