Napoli, Demme ricorda: "Campo di allenamento come la Serie C tedesca"
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Redazione Sport
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Diego Demme, ex centrocampista del Napoli, ha raccontato senza filtri la sua esperienza in azzurro nel podcast tedesco Behind the Athletes, tornando anche sul centro sportivo di Castel Volturno. Il tedesco, che ha annunciato il ritiro dal calcio giocato poche settimane fa a 34 anni, ha paragonato la struttura napoletana a quella di una terza serie in Germania. "Rispetto a Lipsia era mini. Direi come una terza serie qui in Germania. Tre campi, una palestra piccolissima, uno spogliatoio piccolissimo", ha spiegato Demme, aggiungendo che "era tutto davvero calcio.
Non c'era tutta la struttura intorno, dovevi organizzarti da solo. Arrivavi mezz'ora prima dell'allenamento, in Germania sempre un'ora e mezza prima".
La chiamata di Gattuso e l'addio a Lipsia
Demme ha ripercorso anche i retroscena del suo arrivo a Napoli nel gennaio 2020. "Il 3 gennaio sono rientrato in Germania e il procuratore mi ha chiamato subito per dirmi che c'era l'interesse del Napoli. Io a Lipsia stavo benissimo, gli dissi che eventualmente se ne sarebbe riparlato in estate. E lui: 'No, devi andare subito. Gattuso è carico e ti vuole a Napoli'", ha raccontato il centrocampista. "Rino era il mio idolo d'infanzia, mi sono convinto ad andare ma quando ho dovuto lasciare Lipsia ho pianto".
Il nome Diego, del resto, gli era stato dato dal padre in onore di Diego Armando Maradona, come lui stesso ha ricordato in un'altra intervista.
Un aneddoto culinario napoletano
L'adattamento alla vita napoletana non è stato privo di intoppi, soprattutto sul fronte alimentare. Demme, che a Lipsia era stato vegano per un anno, ha provato a mantenere le sue abitudini anche in Italia. "Al primo bar ho ordinato latte d'avena e mi hanno guardato come per dire: ma che vuole questo? Dopo una settimana con il vegano avevo chiuso: carne, pesce, latte, di tutto", ha raccontato al podcast tedesco. La mozzarella, ovviamente, non è rimasta fuori da questo ritorno alla dieta tradizionale.
Lo scudetto e il rapporto con Kvaratskhelia
Il punto più alto della sua carriera coincide con il terzo scudetto del Napoli, ma Demme non lo ha vissuto da protagonista. "Eravamo, credo, in 25 in rosa, e io c'ero quando, dopo 33 anni, dopo Maradona, abbiamo vinto lo Scudetto. Ma avendo giocato poco, non lo sentivo come un mio successo. A casa avevo anche il broncio perché non giocavo", ha ammesso. "Forse a volte me lo sono un po' rovinato, ci ho pensato troppo, al fatto di non giocare, invece di godermi semplicemente il fatto di esserci".
Più intensa, emotivamente, la Coppa Italia del 2020, vinta con Gattuso in panchina: "La finale l'ho giocata".
Del suo periodo napoletano conserva anche il ricordo del primo allenamento con Khvicha Kvaratskhelia, con cui ha legato fin da subito. "È partito in dribbling, ne ha saltati tre e l'ha messa nell'angolino", ha raccontato Demme, rivelando che i due potrebbero avviare un'attività insieme in Georgia: "Forse quest'anno apriamo con lui e i pizzaioli italiani una pizzeria a Tbilisi".
Il ritiro dopo due commozioni cerebrali
La decisione di lasciare il calcio giocato, annunciata poche settimane fa, è arrivata dopo due commozioni cerebrali che ne hanno compromesso la continuità. "Due commozioni cerebrali che mi hanno messo completamente fuori gioco, non solo nel calcio, ma anche mentalmente e nella vita privata", ha spiegato Demme. "Credo che se non le avessi avute, forse giocherei ancora all'Hertha". Oggi gestisce due pizzerie a Berlino e ha chiuso con il calcio professionistico, ma il legame con Napoli e con il suo passato azzurro resta vivo nelle sue parole.
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