Emergenza casa, la manovra 2026 non affronta la crisi strutturale. Alla Spezia allarme rosso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il nuovo anno si apre, per migliaia di nuclei familiari, con l'amara conferma di un'emergenza abitativa sempre più profonda e trascurata dalle istituzioni. La recente approvazione della Legge di Bilancio per il 2026, infatti, segnerebbe – secondo l’analisi critica del Sunia della Liguria – un ulteriore passo indietro nella volontà politica di dare risposte strutturali a un problema che, da ciclico, è divenuto endemico, penalizzando diritti fondamentali e la stessa tenuta sociale del Paese. Una crisi che, se dilaga in tutta Italia, in città come La Spezia assume contorni particolarmente drammatici, lasciando intere fasce della popolazione in un limbo di precarietà senza vie d’uscita immediate.

Un quadro nazionale di sofferenza e inefficienze

Il 2025, che volge al termine, non ha portato sollievo, anzi ha consolidato dinamiche preoccupanti. Permangono a livelli elevatissimi, come denunciato dal sindacato inquilini, le sentenze di sfratto – stabilizzate intorno alle quarantamila unità – di cui più della metà, circa ventimila, eseguite con l’intervento della forza pubblica, un dato che fotografa il concreto svolgersi di altrettante crisi personali e familiari. A questo si somma il paradosso, difficilmente giustificabile, di un patrimonio edilizio pubblico lasciato in uno stato di abbandono: settantamila alloggi di edilizia residenziale pubblica risultano infatti chiusi e inutilizzabili per carenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie. Un patrimonio immobile, quello dei cosiddetti “alloggi sfitti”, che potrebbe offrire un primo riparo a chi si trova in lista d’attesa, mentre le graduatorie continuano ad allungarsi raccogliendo centinaia di migliaia di richieste. La casa, in altre parole, sta diventando un bene di lusso, un traguardo sempre più irraggiungibile per molti, non solo in Italia.

Le cause di una crisi che ipoteca il futuro

La gravità della situazione risiede nella sua natura sistemica, che intreccia fattori finanziari e socio-economici, finendo per ipotecare le possibilità di sviluppo collettivo. La finanza immobiliare, con la sua spinta speculativa, gioca un ruolo centrale nell’impennata dei prezzi degli affitti e degli acquisti, ma ad essa si devono aggiungere fenomeni più recenti e pervasivi come l’“overtourism”, che trasforma interi quartieri in locazioni a breve termine, e la “studentification”, che assorbe offerta abitativa in aree universitarie. Queste dinamiche, nel loro insieme, comprimono l’offerta per i residenti, bloccano la mobilità delle persone – soprattutto dei giovani – e indeboliscono, di conseguenza, il mercato del lavoro, la crescita economica e la competitività dei territori. Una condizione di stallo dalla quale l’Italia stenta a uscire, nonostante le sollecitazioni e le nuove opportunità che potrebbero arrivare dal recente Piano europeo per la casa.

I numeri-choc della Spezia e la denuncia del sindacato

A livello locale, i dati forniti dal segretario regionale del Sunia Franco Bravo dipingono un quadro da allarme rosso, dove l’astrattezza dei numeri nasconde storie quotidiane di difficoltà. Nella sola provincia spezzina si contano almeno cinquecento alloggi Erp sfitti, potenzialmente recuperabili e destinabili a chi ne ha un bisogno urgente. A fronte di questo patrimonio inutilizzato, le famiglie in attesa di una soluzione abitativa pubblica sono ben duemilaottantadue, molte delle quali – è stato sottolineato – vivono già sotto la minaccia di uno sfratto esecutivo senza avere alcun luogo alternativo dove andare. Una forbice tra bisogno e risposta inaccettabile, che la manovra di Bilancio non sarebbe riuscita a colmare, continuando a ignorare, secondo l’organizzazione sindacale, una crisi che proprio in città come La Spezia mostra il suo volto più drammatico e urgente.

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