È morto Mimmo Liguoro, il giornalista che ha segnato un'epoca al Tg2 e al Tg3

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è spento oggi all'età di 84 anni, nella sua Roma dove ormai risiedeva da tempo, Mimmo Liguoro, una delle firme e dei volti che hanno contribuito a scrivere la storia dell'informazione televisiva in Italia. La notizia, diffusa nella mattinata di mercoledì 18 febbraio, ha segnato l'ultimo saluto a un professionista che aveva fatto della sobrietà e della competenza i suoi tratti distintivi, attraversando con piglio autorevole oltre due decenni di conduzioni e ruoli di primo piano all'interno del servizio pubblico radiotelevisivo. Nato a Torre del Greco nel 1941, Liguoro aveva mosso i primi passi nel mondo del giornalismo ben prima dell'approdo in Rai, maturando esperienze significative prima all'agenzia di stampa Adnkronos, dove fu redattore e poi caposervizio, e collaborando con diverse testate quotidiane e periodiche, un apprendistato che gli forgiò lo stile misurato e la capacità di sintesi che lo avrebbero poi contraddistinto sugli schermi.

La sua lunga carriera nella Rai è stata segnata da due tappe fondamentali. Dal 1982 al 1995 ricoprì infatti l'incarico di caporedattore e conduttore del Tg2, animando negli anni Ottanta l'edizione di mezza sera, quella collocata strategicamente tra il telegiornale delle 19:45 e l'edizione notturna, un formato sperimentale che contribuì a consolidare. Successivamente, dal 1995 al 2006, il passaggio al Tg3, dove continuò a esercitare il medesimo ruolo di conduttore, portando la sua esperienza in una redazione diversa e arricchendo ulteriormente il suo già vasto bagaglio professionale. Ma l'eredità di Liguoro non si limita alla conduzione dei telegiornali, spaziando in un territorio ben più ampio che è quello dell'approfondimento culturale e dell'attualità: curò negli anni rubriche diventate poi punti di riferimento per il pubblico, come 'Pegaso' – antesignana di molte trasmissioni di approfondimento odierne – 'Gulliver', 'Tg3 Cultura e spettacolo' e 'Tg2 Mattina', spazi in cui sapeva coniugare il rigore della notizia con una narrazione colta e accessibile.

Dietro il bancone della conduzione, Liguoro ha raccontato alcuni dei passaggi cruciali della storia italiana e internazionale, e tra questi, molti furono gli eventi di cui realizzò personalmente le telecronache. Si ricordano, in particolare, la visita del presidente statunitense Bill Clinton ad Anzio, un momento simbolico per i rapporti bilaterali, e l'elezione di Francesco Cossiga al Quirinale, seguendo poi numerosi congressi dei maggiori partiti e le grandi manifestazioni sindacali. Ma fu con la rubrica 'Pegaso' che seguì in diretta le drammatiche fasi della prima guerra del Golfo, fino all'ingresso delle truppe alleate in Kuwait, un servizio che valse al programma il prestigioso Premio Regia Televisiva. La sua attività, del resto, non conobbe soluzione di continuità neppure dopo il pensionamento, avvenuto nel giugno del 2006: Liguoro continuò a dedicarsi alla formazione delle nuove leve, insegnando Teoria e pratica del giornalismo televisivo e Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico presso la Scuola di Giornalismo dell'Università di Salerno e partecipando più volte come componente delle commissioni d'esame dell'Ordine nazionale dei giornalisti.

Dall'approfondimento alla scrittura, la sua passione per Napoli e la cultura partenopea

Oltre all'impegno giornalistico, Liguoro coltivava una profonda passione per la sua terra d'origine, la Napoli che faceva da sfondo ai suoi studi e alle sue collaborazioni artistiche. Particolare attenzione dedicò, infatti, alla vita culturale napoletana, spaziando dal teatro alla canzone, dall'arte al cinema, e diventando egli stesso studioso e promotore della tradizione musicale partenopea, collaborando con artisti del calibro di Roberto Murolo. Questa sua anima di scrittore e saggista si espresse anche in opere letterarie: fu co-autore insieme a Pino Daniele della biografia "Storie e poesie di un mascalzone latino", pubblicata nel 1993, e scrisse saggi come "I posteggiatori napoletani", "La civiltà del sorriso" e "Elogio del giornalista", dimostrando una versatilità che andava ben oltre il video. A dare il primo annuncio pubblico della sua scomparsa è stato il sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, che in una nota ne ha ricordato le straordinarie doti umane e professionali, sottolineando come Liguoro, pur essendo romano d'adozione, avesse sempre mantenuto Torre del Greco e Napoli nel cuore. La sua figura rimarrà un punto di riferimento per chi ha fatto dell'informazione seria e approfondita una ragione di vita.

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