Russia e Nato, perché l'intelligence danese teme un attacco a breve

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Russia potrebbe compiere nei prossimi mesi un attacco militare limitato contro uno o più Paesi Nato confinanti con il territorio russo. È lo scenario indicato dal servizio di intelligence militare danese FE nella nuova valutazione della minaccia pubblicata il 24 settembre 2026. Il rischio viene giudicato ancora basso, ma in aumento, mentre viene considerata improbabile una vera invasione su larga scala. L'analisi distingue quindi nettamente tra una guerra aperta contro l'Alleanza Atlantica e operazioni circoscritte con cui Mosca potrebbe mettere alla prova la capacità degli alleati di reagire collettivamente.

Cosa potrebbe fare Mosca contro un Paese dell'Alleanza

Lo scenario preso in considerazione non prevede necessariamente colonne di carri armati oltre una frontiera. Un'azione limitata potrebbe assumere la forma di attacchi a lunga distanza contro infrastrutture utilizzate per sostenere l'Ucraina oppure dell'ingresso di piccoli gruppi di militari in territorio alleato, eventualmente senza insegne identificative. Il punto centrale della valutazione è proprio la possibilità che il Cremlino scelga un'operazione abbastanza circoscritta da cercare di evitare una guerra generale, ma sufficientemente grave da mettere sotto pressione il meccanismo di difesa collettiva occidentale.

Secondo il FE, un simile calcolo diventerebbe più plausibile qualora Mosca ritenesse che gli alleati non risponderebbero in modo compatto, soprattutto in presenza di dubbi sulla disponibilità degli Stati Uniti a sostenere militarmente i membri europei in un eventuale conflitto. L'obiettivo di un'azione circoscritta potrebbe essere anche quello di costringere i governi europei a destinare maggiori risorse alla protezione del proprio territorio, sottraendole indirettamente al sostegno di Kiev. L'intelligence non indica però uno Stato specifico come bersaglio di un'operazione imminente.

Cyberattacchi e sabotaggi, la minaccia ibrida cresce

Più concreta è la prospettiva di un'intensificazione della guerra ibrida. Il servizio danese prevede nei prossimi mesi azioni più frequenti e potenzialmente capaci di provocare conseguenze maggiori rispetto al passato, compresi cyberattacchi distruttivi contro funzioni essenziali e sabotaggi con un elevato rischio di feriti. Questa attività si colloca nella cosiddetta zona grigia tra pace e conflitto militare dichiarato, nella quale operazioni clandestine, pressioni e attacchi informatici possono essere utilizzati mantenendo più difficile l'attribuzione immediata delle responsabilità.

Un episodio concreto è arrivato dall'Estonia. Il governo di Tallinn ha dichiarato il 29 settembre che l'incendio scoppiato nella notte del 15 agosto in un edificio utilizzato dall'azienda della difesa Milrem Robotics è stato un sabotaggio commissionato dai servizi speciali della Federazione Russa. Le autorità estoni hanno riferito che due cittadini lettoni sospettati dell'esecuzione materiale sono stati fermati il 17 agosto e un terzo il giorno successivo; tutti e tre sono stati successivamente consegnati all'Estonia. L'azienda colpita fornisce all'Ucraina, insieme a Paesi dell'Unione europea, veicoli terrestri senza equipaggio THeMIS.

La Nato rafforza difesa aerea e sistemi antidrone

Il segretario generale dell'Alleanza Atlantica ha collegato le azioni ostili attribuite a Mosca al tentativo di indebolire il sostegno occidentale a Kiev. Durante la conferenza stampa del 29 settembre a Bruxelles con il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius, Mark Rutte ha affermato che gli alleati intendono fare di più per l'Ucraina e ha richiamato gli incidenti con droni avvenuti lungo il fianco orientale. La risposta militare comprende il rafforzamento della difesa aerea e missilistica integrata e lo sviluppo di sistemi antidrone meno costosi, evitando quando possibile di impiegare velivoli avanzati contro minacce di basso costo.

La valutazione danese, tuttavia, non descrive una preparazione russa per un'invasione imminente. Il capo del FE Thomas Ahrenkiel ha spiegato che un'operazione di quel livello richiederebbe almeno sei mesi di preparativi e comporterebbe movimenti militari difficili da nascondere. Al momento non sono stati individuati segnali di questo tipo. La novità rispetto alle precedenti analisi è che il servizio non considera più possibile escludere completamente l'ipotesi di un'invasione, pur continuando a giudicarla improbabile.

Il rapporto collega il pericolo anche alla situazione strategica della Russia, sottoposta a forti pressioni per la guerra in Ucraina e senza prospettive, secondo l'analisi, di ottenere una grande svolta militare nel semestre successivo. Mosca ritiene allo stesso tempo che l'Europa stia costruendo progressivamente una capacità militare più autonoma che entro il 2030 potrebbe modificare gli equilibri di sicurezza. Da questa percezione deriverebbe una possibile finestra temporale nella quale il Cremlino potrebbe considerare più conveniente assumere rischi per tentare di cambiare l'ordine di sicurezza europeo.

Sul terreno, la Nato sta già modificando alcuni dispositivi sul fianco orientale. Il 15 settembre caccia italiani schierati dall'Alleanza nella base lituana di Šiauliai hanno abbattuto un drone che aveva violato lo spazio aereo della Lituania. A questa presenza si affiancano le Forward Land Forces dislocate nel Paese baltico e gli investimenti nell'area di addestramento di Rūdninkai destinata a ospitare le truppe alleate.

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