Caso Bergamini, indagato il cugino di Isabella Internò per concorso in omicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un nuovo indagato nell’inchiesta sulla morte di Donato “Denis” Bergamini, il calciatore del Cosenza trovato senza vita il 18 novembre 1989 sulla statale 106, all’altezza di Roseto Capo Spulico. La Procura di Castrovillari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Roberto Internò, 65 anni, cugino dell’ex fidanzata della vittima, Isabella Internò. L’ipotesi di reato formulata nei suoi confronti è di concorso in omicidio volontario aggravato.

L’accusa e il contesto investigativo

Secondo il provvedimento firmato dal sostituto procuratore Luca Primicerio e vistato dal procuratore Alessandro d’Alessio, l’uomo avrebbe agito insieme a Franco Internò, padre di Isabella, deceduto negli anni scorsi, e con la stessa ex fidanzata del calciatore. L’atto è stato notificato dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza al termine delle indagini condotte dal Nucleo investigativo.

La ricostruzione accusatoria ipotizza che Bergamini sia stato prima narcotizzato o comunque reso incapace di difendersi, poi ucciso mediante asfissia meccanica con uno strumento definito “soft”, e infine collocato sulla carreggiata per simulare un investimento da parte di un autocarro.

Il processo in corso e la posizione dell’ex fidanzata

Isabella Internò è già stata condannata in primo grado a 16 anni di reclusione per concorso in omicidio volontario. La sentenza di appello è attesa per il 17 novembre. Il procedimento a suo carico rappresenta l’unico approdo giudiziario definitivo finora raggiunto in una vicenda che per decenni è stata archiviata come suicidio. La nuova contestazione allarga il perimetro degli accusati e indica, secondo la Procura, un contesto familiare e patriarcale come sfondo del delitto.

Le tappe di un cold case lungo oltre trent’anni

La morte di Bergamini, centrocampista ventisettenne molto amato dalla tifoseria cosentina, fu inizialmente spiegata come un gesto volontario: il giovane si sarebbe gettato sotto un camion in transito. La versione, sostenuta dalla fidanzata dell’epoca, presentò da subito elementi poco convincenti, a partire dall’assenza di tracce di fango sui vestiti nonostante la pioggia battente di quella sera. Il caso rimase a lungo senza risposte, alimentando ipotesi che spaziavano dalla malavita alle partite truccate, fino a moventi di natura passionale.

Solo nel 2017, grazie all’insistenza della famiglia e in particolare della sorella Donata, si arrivò alla riesumazione della salma: gli esami stabilirono che il calciatore era morto prima di finire sotto le ruote del mezzo, verosimilmente per asfissia.

Il quadro delle indagini odierne

All’indagato viene contestato di aver preso parte al piano insieme alla cugina e al padre di lei, con l’aggravante della premeditazione e dei motivi abietti e futili. Il movente, secondo l’impostazione accusatoria, risiederebbe nel rifiuto da parte di Isabella Internò della decisione di Bergamini di interrompere la relazione sentimentale. Nel processo di appello in corso a Catanzaro, il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto per la donna una pena di 23 anni di carcere.

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