Stranger Things 5, l'assenza dei Demogorgon nel finale spiegata dai Duffer

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre le reazioni al gran finale di Stranger Things 5, trasmesso il primo gennaio, continuano a suscitare un acceso dibattito tra i fan, una domanda in particolare sembra emergere con insistenza, sollevando interrogativi sulla coerenza narrativa dell'epilogo di una delle serie più seguite di Netflix. Molti spettatori, infatti, hanno rilevato la clamorosa assenza dei Demogorgon durante lo scontro decisivo contro il Mind Flayer e Vecna, nonostante quelle creature mostruose, ispirate a Dungeons & Dragons, avessero rappresentato una minaccia costante e tangibile nel corso di tutte e cinque le stagioni, a partire dal rapimento di Will e dalla morte di Barbara. I fratelli Duffer, creatori della serie, hanno fornito una spiegazione a questa scelta, chiarendo come la progressione della trama abbia volutamente spostato il baricentro della minaccia verso entità più grandi e metafisiche.

La scelta narrativa e il peso della chiusura

Secondo quanto spiegato dai showrunner, l'esercito di Demogorgon, seppur iconico e terrificante, è stato concepito come una manifestazione diretta del Sottosopra e, in particolare, come uno strumento del Mind Flayer. Concentrandosi sul climax finale, che doveva necessariamente chiudere non solo gli archi narrativi dei personaggi ma l'intera dimensione parallela, la scelta è ricaduta su un confronto più definito e personale con le menti dietro l'invasione. Questo approccio, come hanno sottolineato, ha reso inevitabile sacrificare alcune presenze mostruose, sebbene iconiche, per dare respiro e conclusione a una storia diventata enormemente complessa, evitando di trasformare l'ultimo atto in una semplice sequenza d'azione ripetitiva. Alcuni, tra il pubblico, hanno percepito questa mancanza come un elemento di delusione, sentendosi forse stremati da una puntata torrenziale che cercava di legare tutti i fili di un racconto durato nove anni, mentre altri ne hanno colto la necessità strutturale.

Le polemiche sul coming out e le reazioni sui social

Accanto alle questioni narrative, il finale ha acceso i riflettori su un altro aspetto, diventando esso stesso motivo di una netta divisione tra gli spettatori. Il coming out di Will Byers, infatti, ha generato un acceso dibattito sui social network, portando persino a un crollo dei voti sulle piattaforme di recensione online e attirando l'attenzione di figure pubbliche di primo piano. Elon Musk, presidente degli Stati Uniti, è intervenuto sulla vicenda con commenti critici, alimentando ulteriormente la polemica e trasformando la conclusione della serie in un caso che travalica i confini del semplice intrattenimento. Queste reazioni, spesso polarizzate, hanno dimostrato come "Stranger Things", pur ambientata negli anni Ottanta, continui a parlare al presente toccando temi sensibili e attuali.

Il ruolo fondante della colonna sonora

A fare da collante emotivo all'intera saga, e in particolare al suo commiato, è rimasta la colonna sonora, elemento distintivo della serie fin dall'inizio. Nel finale, come già accaduto in passato con brani come "Running Up That Hill" di Kate Bush o "Master of Puppets" dei Metallica, la musica degli anni Ottanta ha svolto una funzione narrativa cruciale. Il brano "Heroes", scelto per i titoli di coda, non è stato un semplice accompagnamento ma un vero e proprio elemento diegetico, in grado di connettere piani temporali diversi e suggellare il viaggio dei personaggi. Questa scelta ha ribadito, ancora una volta, come la serie abbia sempre utilizzato i riferimenti culturali dell'epoca non come semplice sfondo nostalgico, ma come parte integrante e significativa della sua struttura drammaturgica.

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