Buen Camino, il film di Checco Zalone che supera Avatar e scrive la storia del cinema italiano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un panorama cinematografico spesso segnato da incassi incerti, il fenomeno “Buen Camino” irrompe con la forza dei numeri assoluti, riscrivendo in meno di un mese la classifica dei film più visti di sempre in Italia. La commedia, diretta da Gennaro Nunziante e con protagonista Checco Zalone – all’anagrafe Luca Medici –, ha infatti polverizzato il record che apparteneva al kolossal “Avatar” di James Cameron, incassando 68.823.069 euro e portando in sala, dal giorno di Natale al 17 gennaio, ben 8.562.320 spettatori. Una cifra, quest’ultima, che assume un significato particolare se paragonata, come alcuni hanno fatto, ai 40.000 nuovi casi di tumore alla prostata diagnosticati ogni anno nel paese: il pubblico del film risulta essere, in questa chiave di lettura, oltre 214 volte superiore.
Il pubblico che ha trainato il record
A trainare un successo così smisurato, stando alle analisi di CineExpert, è stato soprattutto il pubblico maturo, ovvero quello dei cinquantenni e oltre, dimostrando come la comicità di Zalone sappia intercettare trasversalmente generazioni diverse. Un seguito che, del resto, l’artista pugliese ha costruito passo dopo passo, partendo dalle sue prime apparizioni televisive, come quella al festival “Zelig” nel 2006, ricordata di recente in televisione da Vanessa Incontrada e Claudio Bisio. A quel talento pionieristico aveva creduto, in anticipo sui tempi, anche un monumento della comicità italiana come Lino Banfi, il quale ha raccontato di essere stato inizialmente scettico quando Zalone gli offrì una parte, per poi dichiararsi oggi felicissimo di aver accettato, sottolineando con affetto la riconoscenza dell’attore, che ogni anno gli invia in dono delle ciliegie.
Oltre il botteghino: il contesto e il futuro
Il trionfo al botteghino, che ha naturalmente occupato le cronache culturali, si inserisce in un contesto mediatico più ampio, dove programmi televisivi come “Verissimo” ospitano racconti personali – come quello di Martina Colombari sul figlio Achille – o esperienze come quella dell’attore Max Angioni alle prese con la vita in cascina, dimostrando un appetito del pubblico per storie variegate. “Buen Camino”, per la sua portata, è stato definito da alcuni osservatori il più grande spot mai realizzato per una campagna di sensibilizzazione sulla salute maschile, anche se il suo scopo primario resta l’intrattenimento. Il percorso del film, d’altronde, non si conclude nelle sale: è atteso infatti il suo approdo sulla piattaforma Netflix nella prossima primavera, dove potrà raggiungere una platea ancora più vasta e consolidare ulteriormente il suo status di fenomeno di massa.
Un primato che parla di industria e di società
La scalata al vertice della classifica degli incassi, oltre a consacrare definitivamente Checco Zalone come una forza ineguagliabile del box office nazionale, offre uno spaccato significativo dei consumi culturali italiani in questo preciso momento storico. La capacità del film di attrarre uno dei segmenti di pubblico tradizionalmente più difficili da portare al cinema – quello degli over 50 – indica una perfetta sintonia con umori e sensibilità di una larga fetta della popolazione. Questo risultato, straordinario e per certi versi inatteso, segna un punto di non ritorno per l’industria cinematografica locale, dimostrando che il successo commerciale non è appannaggio esclusivo delle produzioni internazionali iper-tecnologiche, ma può nascere anche da una commedia radicata nel costume e nel linguaggio del paese. Il tutto, mentre il film si appresta a vivere una seconda vita sulle piattaforme streaming, ampliando il suo raggio d’influenza e il suo impatto culturale ben oltre le settimane di programmazione nelle sale.




