Il libro di Lucio Presta, l’ex agente di Bonolis, e l’accusa a Sonia Bruganelli: «Disse a Paolo che l’avevo tradito con lei, poi io gli elencai i suoi amanti»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, nella lunga carriera di Lucio Presta, in cui la sceneggiatura della televisione si intreccia in modo indissolubile con il dramma privato, e quel momento – raccontato ora senza filtri – porta la data di un pomeriggio qualunque in un ufficio che sapeva di successi e di progetti. Il potente agente, che ha plasmato il destino professionale di decine di volti noti, ha deciso di aprire il cassetto dei segreti nel suo libro autobiografico L’uragano, edito da Piemme, e la rivelazione che sta facero più discutere ruota attorno alla frattura, apparentemente insanabile, con Paolo Bonolis. Non si tratta, nella ricostruzione fornita da Presta, di una lite per un contratto o per una scelta artistica mal digerita, bensì di un atto che egli definisce come la più subdola delle manovre: una menzogna intima che avrebbe avuto il potere di minare dalle fondamenta un sodalizio umano e professionale tra i più longevi della televisione italiana -1-9.

L’ora segnata sul calendario e la telefonata che non ti aspetti

Presta, nelle pagine del suo volume, riporta con dovizia di particolari il giorno esatto in cui tutto sarebbe precipitato. Una convocazione, quella di Paolo Bonolis, per le sedici nel suo ufficio, e l’arrivo del conduttore con un volto segnato da un turbamento che l’agente, in tanti anni di frequentazione, non gli aveva mai visto. Saliti, lo sguardo basso di Bonolis e una frase secca, quasi un sillabario del dolore: «È successa una cosa terribile». Alla domanda su cosa fosse, la risposta che Presta riferisce è un pugno nello stomaco: «Sonia mi ha detto che tu e lei avete avuto dei rapporti» -1-9. Un’accusa, quella di una relazione intima con l’allora moglie del suo assistito, che Presta sostiene di aver smentito con fermezza, ma che – e qui sta il nucleo della sua versione – non si sarebbe limitato a respingere. Avrebbe invece reagito elencando a Bonolis una serie di presunti amanti della Bruganelli, un dettaglio che, se confermato, trasformerebbe l’incontro in uno scenario da tragedia greca consumato tra quattro mura -1-5-9.

La strategia della calunnia per allontanare l’agente

La tesi che l’agente degli agenti sostiene con forza nel suo memoir è che quella frase, quel sospetto gettato come un seme avvelenato, non fosse un incidente emotivo, ma una precisa strategia. Secondo Presta, Sonia Bruganelli avrebbe scientemente scelto «la cosa più bieca, più volgare che esista» pur di raggiungere il suo scopo: allontanarlo definitivamente da Paolo Bonolis, screditandolo ai suoi occhi -9. Nonostante la violenza dell’accusa e il conseguente gelo, l’agente racconta che lui e Bonolis avrebbero continuato a incontrarsi, di nascosto, per oltre un anno, quasi a voler preservare un legame che la tempesta privata stava lentamente affogando -9. Una resistenza che, a posteriori, rende ancora più netta la cesura definitiva, un allontanamento che ha lasciato il pubblico con la sensazione di un racconto interrotto a metà.

L’uragano mediatico e i riflessi sulle carriere

L’uscita del libro ha inevitabilmente riaperto vecchie ferite e acceso i riflettori su dinamiche che mescolano potere televisivo e risvolti personali. La versione di Presta, che delinea una presunta macchinazione familiare ai suoi danni, si inserisce in un quadro più ampio di rancori e incomprensioni che il manager sembra voler mettere nero su bianco una volta per tutte -1-3-5. Del resto, nelle stesse interviste di promozione, Presta non ha risparmiato giudizi amari sullo stato attuale di Bonolis, descritto come «invecchiatissimo e infelice», quasi prigioniero di una dinamica affettiva che lui stesso ha definito, con un termine forte, «sindrome di Stoccolma» -3-7-9. Mentre il libro scalda le classifiche e i social si dividono tra chi crede alla ricostruzione dell’agente e chi invece attende una replica, resta sullo sfondo il ritratto di un mondo, quello del piccolo schermo, dove le alleanze si costruiscono in salotto e a volte si distruggono con altrettanta, devastante, efficacia domestica -1-9.

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