Al Met Gala, vent’anni di look che hanno fatto storia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Chiudendo gli occhi, è impossibile non ripercorrere le immagini più iconiche che, dal 2005 a oggi, hanno trasformato il red carpet del Met Gala in una galleria di moda vivente. Quella scalinata del Metropolitan Museum, ogni primo lunedì di maggio, diventa il palcoscenico di abiti che finiscono per segnare un’epoca. Mentre mancano poche ore all’edizione 2025 – in programma il 5 maggio alle 23 ora italiana –, vale la pena riannodare i fili di due decenni in cui celebrità, stilisti e creativi hanno sfidato i limiti dell’immaginazione.
Non è solo questione di glamour. Il Met Gala, che inaugura la mostra annuale del Costume Institute, è un esperimento di storytelling attraverso i tessuti, dove il tema scelto diventa pretesto per interpretazioni audaci. Se nel 2015 Rihanna ha dominato le cronache con il suo mantello giallo di Guo Pei, ispirato all’arte cinese, nel 2018 è toccato a Katy Perry sfoggiare ali d’angelo – e poi trasformarsi in un lampadario, durante la serata – per celebrare il legame tra moda e religiosità. Zendaya, assente negli ultimi anni, ha lasciato il segno nel 2019 con un abito-armatura che sembrava uscito da un racconto fantasy, mentre nel 2007 era stata Sarah Jessica Parker, con quel turbante di Philip Treacy, a dimostrare che l’eccentricità può diventare eleganza.
L’attesa per il 2025 è già alle stelle. Tra le presenze più attese c’è proprio Zendaya, il cui ritorno potrebbe ribaltare le aspettative, e Rihanna, che ormai ha fatto del Met Gala una sua personale vetrina. Ma il bello di questo evento è che, al di là dei pronostici, a stupire è spesso l’inatteso: chi avrebbe scommesso, nel 2016, su quel vestito con le luci integrate di Claire Danes?
Quel che è certo è che, dietro ogni abito, c’è un lavoro meticoloso. Dai ricami che richiedono mesi di laboratorio alle acconciature studiate per incorniciare il volto, nulla è lasciato al caso. E se il tema di quest’anno – ancora top secret – sarà la bussola per gli invitati, la sfida resta sempre la stessa: non solo vestirsi, ma raccontare una storia. Senza dimenticare che, tra quei 400 ospiti, c’è chi verrà ricordato e chi, invece, passerà inosservato. Come accadde nel 2013, quando l’abito nero e rosso di Kim Kardashian, firmato Riccardo Tisci, scatenò polemiche per la sua silhouette "troppo audace", mentre pochi notarono il sofisticato tailleur bianco di Cate Blanchett




