Il fratello dissotterra la sorella morta e la porta in banca per sbloccare il conto
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Redazione Esteri
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L’estremo atto di disperazione di un uomo, il quale non sapendo più come dimostrare la scomparsa della congiunta ai fini burocratici, ha trasformato il dolore in una macabra richiesta di giustizia amministrativa. A Keonjhar, nello Stato indiano dell’Odisha, un uomo appartenente a una tribù locale ha camminato per circa tre chilometri con i resti della sorella (che lui stesso aveva appena dissotterrato) per poter ritirare una somma pari a circa diciannove mila rupie. L’episodio, che ha dell’incredibile se non fosse tragico nella sua essenza, si è consumato presso la filiale di Maliposi dell’Odisha Grameen Bank, dove l’individuo si è presentato con il Corpo della defunta caricato sulle spalle: un gesto estremo che lui stesso ha giustificato come l’unica via possibile per ottenere quanto gli spettava, dopo che i continui rifiuti ricevuti allo sportello lo avevano portato a credere che fosse necessaria la presenza fisica della titolare del conto.
Un caso che mescola dramma familiare e rigidità amministrativa
La vicenda, che ha dell’assurdo quanto del tragico, si inserisce in quel solco di incomprensioni profonde tra i cittadini più vulnerabili e le fredde procedure del sistema creditizio. L’uomo (identificato come Jitu o Jeetu Munda, un cinquantenne residente nel villaggio di Dianali) aveva perso la sorella maggiore, Kalra Munda, circa due mesi prima, il 26 gennaio scorso. Nonostante i numerosi tentativi di risolvere la pratica negli sportelli, si è sempre visto rispondere che per prelevare il denaro (circa 19.300.000 rupie) doveva portare la correntista in filiale. Un’affermazione che, se presa alla lettera, rasenta l’assurdo, e che l’uomo, analfabeta, ha interpretato nel modo più letterale possibile. Di fronte a un’interpretazione così brutale delle regole, l’individuo non ha trovato altra strada che recarsi nel cimitero, dissotterrare la salma e tornare allo sportello con quella che riteneva essere la prova definitiva del decesso.
L’inchiesta e le responsabilità dello sportello
Le autorità locali, sconvolte dall’accaduto, hanno immediatamente avviato un’indagine per fare chiarezza sulle dinamiche che hanno spinto un uomo a un gesto tanto estremo, mentre il governatore ha ordinato un’inchiesta formale per stabilire le eventuali responsabilità del personale della banca. Le prime rilevazioni, condotte esaminando i filmati delle telecamere di sorveglianza, hanno evidenziato una "negligenza" da parte degli impiegati: dalle immagini emerge che Munda non era affatto uno sconosciuto per la filiale, avendo visitato l’istituto anche in compagnia della sorella in vita, l’ultima volta il 26 dicembre, quando avevano prelevato cinquecento rupie. Il funzionario preposto all’ispezione ha dichiarato che, sebbene la mancanza di audio nei filmati non permetta di sapere cosa sia stato detto esattamente, il linguaggio reo degli operatori e la durata della permanenza dello sfortunato correntista suggeriscono un trattamento tutt’altro che collaborativo. La banca, da parte sua, ha tentato di difendersi sottolineando che l’uomo era in stato di ebbrezza e che il malinteso sarebbe nato dalla sua "mancata volontà di accettare le procedure" standard, le quali richiedono un certificato di morte o la nomina di un erede legale, specialmente quando il nominativo del beneficiario presente sul contratto è anch’egli deceduto.
Un rituale funebre da ripetere e le conseguenze sociali
Oltre allo choc iniziale, per l’uomo si è aperta una ferita legata alle tradizioni della sua comunità: dopo la riesumazione e il secondo (non autorizzato) disseppellimento, il della sorella è stato nuovamente sepolto nel cimitero. Questo passaggio ha generato una complessa conseguenza di natura spirituale e sociale, in quanto la cultura tribale a cui appartiene prevede che chi ha fisicamente tumulato il corpo debba eseguire i riti funebri. Avendo dovuto disseppellire e poi risepellire la salma, l’uomo è costretto a ripetere l’intero cerimoniale funebre, che include l’obbligo di offrire un banchetto ai membri della comunità: un costo aggiuntivo che graverà ulteriormente sulle sue già precarie finanze. Nonostante ciò, le autorità hanno infine sbloccato la situazione: dopo che il governo ha accelerato il rilascio del certificato di morte e del titolo di erede legale, la banca ha liquidato la somma di circa diciannovemila rupie, accontentando così la richiesta dell’uomo che, pur nel macabro equivoco, ha visto riconosciuto il proprio diritto.




