Lecce-Juventus, i due gol annullati e il “gradito” all’Inter: la moviola di Colombo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel calcio moderno, dove la tecnologia sembra aver eliminato ogni margine di errore, è proprio sul filo del centimetro che si infiammano le polemiche più aspre. Sabato 9 maggio 2026, in occasione della trentaseiesima giornata della Serie A Enilive, il Via del Mare è stato teatro di un verdetto arbitrale che, a giudicare dalla reazione degli ambienti sportivi, rischia di lasciare strascichi pesanti. A dirigerla, il signor Andrea Colombo, della sezione di Como: un nome che, va ricordato, era emerso nelle intercettazioni – o meglio, nelle inchieste giornalistiche – come arbitro “gradito” all’Inter, un’etichetta che, al cospetto della Juventus di Spalletti, ha inevitabilmente alimentato la suspance. Colombo, coadiuvato dagli assistenti Imperiale e Cecconi e dal quarto uomo Tremolada, ha avuto al fianco al VAR il signor Maurizio Mariani (sez. di Aprilia). E proprio dal silenzio della sala VAR è arrivata la scossa che ha gelato la tifoseria bianconera, per ben due volte.

Il primo stop: il fuorigioco millimetrico di Vlahovic

Il primo episodio, cronologicamente parlando, si è verificato nella ripresa, al 48’. La Juventus spinge per raddoppiare, e Dusan Vlahovic – l’attaccante serbo – raccoglie una respinta del portiere Falcone, insaccando quella che sembrava la rete del definitivo allungo; eppure, l’euforia è durata lo spazio di un soffio. Dalla sala VAR, Mariani ha suggerito la revisione, mettendo in luce come il numero 9 bianconero partisse da una posizione oltre l’ultimo difensore al momento del tiro respinto. Una decisione certificata dalla moviola come corretta nei fatti, seppur discussa per la assoluta esiguità del margine, che ha restituito l’equilibrio al match. Un verdetto severo, ma in linea con l’interpretazione rigidissima del regolamento attuale, dove non esiste più il “fuorigioco di vantaggio” ma solo il dato oggettivo del frame.

Il bis contestato: l’impatto attivo e la rete di Kalulu

Se il primo annullamento aveva già acceso gli animi, la replica, arrivata all’ora di gioco (59’), ha fatto esplodere la contestazione. Pierre Kalulu, il difensore, aveva trovato la via del gol dopo un’azione corale, ma la gioia si è spenta nuovamente sull’onda della comunicazione ufficiale: “A seguito di revisione il numero 9 della Juventus impatta nell’azione che porta alla rete. Decisione finale: fuorigioco”. In questo caso, l’analisi tecnica si è concentrata sul concetto di “interferenza”: Vlahovic, sebbene in posizione irregolare, avrebbe disturbato l’intervento di un difensore del Lecce (Siebert) prima del cross decisivo di Cambiaso. L’arbitro Colombo, chiamato all’On Field Review (OFR) dal collega Mariani, ha confermato senza esitazioni la cancellazione. Una lettura degli eventi che ha generato enormi perplessità tra gli addetti ai lavori, i quali si chiedono – legittimamente – se una partecipazione così passiva all’azione giustifichi davvero l’intervento protocollare del VAR. La direzione di Colombo, tra l’altro, è stata complessivamente fluida per quanto riguarda la gestione della disciplina, con soli due ammoniti nel finale (Conceicao e Jean); ma sono questi due singoli fotogrammi, e la loro interpretazione, a dominare la cronaca del giorno dopo.

Il calcio femminile non si ferma: 3-3 tra Juventus e Inter Women

Mentre sul maschile si discuteva di limiti della tecnologia e di designazioni arbitrali delicate, il giorno successivo – domenica 10 maggio 2026 – il “Pozzo-Lamarmora” è stato teatro di uno spettacolo completamente diverso, fatto di gol e contro gol senza respiro. Nel campionato femminile, la Juventus Women e l’Inter Women di Piovani hanno regalato un pareggio per 3-3 che resterà negli archivi per la prima frazione rocambolesca. Le nerazzurre partivano a razzo con una doppietta lampo di Robustellini (tra il 2′ e il 10′), capace di firmare prima un sinistro all’incrocio e poi una deviazione di testa. Eppure, le bianconere hanno risposto colpo su colpo: prima con un’autorete di Andres, poi con un rigore trasformato da Bonansea, che in quell’occasione ha eguagliato un record di presenze storiche. L’Inter, però, non ci sta e trova il 3-2 con Wullaert (su rigore), prima della definitiva parità firmata da Vangsgaard nel recupero del primo tempo. Un continuo ribaltamento di fronte che racconta la solidità di un movimento femminile sempre più spettacolare, lontano – anche se non immune – dalle tensioni arbitrali del cugino maggiore.

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