Il Milan e il muro da alzare: De Winter dal Genoa al derby, una scelta tecnica per l’Inter
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Nel vorticoso avvicinamento al derby della Madonnina, in programma domenica 8 marzo 2026 a San Siro con calcio d’inizio previsto per le 20:45, Massimiliano Allegri si trova a dover sciogliere più di un nodo. Il -10 che separa i rossoneri dalla vetta occupata dall’Inter, maturato anche dopo una serie di passaggi a vuoto e occasioni sprecate, rende la partita uno snodo fondamentale per l’orgoglio, più che per le statistiche. E in questo clima di vigilia, carico di tensione e di calcoli, la riflessione principale di Allegri, a sentire chi lo segue quotidianamente, riguarda il reparto arretrato. Alessandra Gozzini, firma de La Gazzetta dello Sport, ha sottolineato un concetto che nelle ultime ore sta facendo discutere la piazza: l’impiego di Koni De Winter, il difensore belga prelevato in estate dal Genoa, non è dettato dall’emergenza, ma rappresenterebbe una precisa scelta tattica.
Il problema, però, è che l’emergenza, in casa Milan, aleggia eccome. Matteo Gabbia, elemento cardine nella retroguardia che aveva vinto la gara d’andata, è alle prese con un problema fisico che ne ha minato la continuità. Dopo aver saltato gli impegni con Parma e Cremonese, il centrale non si è allenato regolarmente con il gruppo, e il suo recupero per il derby appare quanto meno in salita, se non una pura chimera. A complicare il quadro, se possibile, si è aggiunta anche la notizia di un intervento chirurgico a cui Gabbia è stato sottoposto per risolvere un’ernia, un'operazione che, se da un lato risolve il problema, dall'altro pone seri interrogativi sui tempi di recupero e sulla sua effettiva disponibilità per il rush finale. È in questo contesto, fatto di acciacchi e di necessità di schierare uomini in grado di reggere l’urto fisico, che la figura di De Winter acquista una centralità quasi assoluta.
Fisicità e tempi di gioco: così De Winter prova a fermare l’offensiva aerea
Non è solo una questione di sostituire un infortunato. La riflessione di Gozzini, ripresa e ampliata da diverse analisi tattiche, punta il dito sulla natura dell’avversario. L’Inter, nella sua versione attuale guidata da Christian Chivu, sviluppa una pericolosità notevole sui calci piazzati e nel gioco aereo, un aspetto del gioco in cui la stazza e la tempistica di De Winter, con i suoi 191 centimetri, diventano un deterrente. «C’è bisogno di alzare il muro per frenare l’offensiva aerea nerazzurra», ha sintetizzato la giornalista, indicando come la presenza del belga non sia una toppa, bensì un modo per innalzare il livello di attenzione e di fisicità in un’area dell’albero tattico dove l’Inter sa essere letale. L’ex giocatore della Juventus, che con Allegri aveva già esordito in Champions League ai tempi di Torino, si trova così a vivere una seconda giovinezza professionale proprio sotto la guida del tecnico che lo lanciò.
In questo scenario, De Winter non rappresenta una semplice alternativa. Le cronache sportive raccontano di un giocatore che, da metà dicembre in avanti, ha trovato una continuità di rendimento e di presenze tale da renderlo, di fatto, un titolare aggiunto. Che sia impiegato come braccetto di destra o come perno centrale, la sua capacità di adattarsi ai dettami di Allegri lo ha trasformato in un elemento su cui fare affidamento, un po’ come accadde in passato con altri giovani cresciuti all’ombra della Signora. La sua capacità di abbinare la fase di marcatura a una discreta impostazione, seppur ancora in fase di perfezionamento, offre al mister la possibilità di scegliere senza rimpianti.
La crisi di Pulisic e le possibili alternative: Nkunku si candida per una maglia
Se la difesa cerca nuovi punti di riferimento, il reparto offensivo vive una fase di stanca che preoccupa. Christian Pulisic, partito a razzo in avvio di stagione con otto reti nelle prime undici giornate, si è progressivamente spento. L’ultimo suo gol in campionato risale allo scorso 28 dicembre contro il Verona, e da allora si sono susseguiti problemi fisici, come una borsite che ne ha limitato l’esplosività, e prestazioni opache. A Cremona, contro la Cremonese, il suo ingresso in campo non ha sortito gli effetti sperati, e la sua reazione in panchina, immortalata dalle telecamere mentre teneva la testa bassa, ha alimentato ulteriori dubbi sul suo stato di forma e sulla sua serenità mentale. Allegri, che non può prescindere dalla qualità, potrebbe quindi valutare un avvicendamento sulla trequarti.
La candidatura più forte, in questo senso, è quella di Christopher Nkunku. Il francese, entrato dalla panchina nell’ultimo turno di campionato, ha propiziato la rete del momentaneo pareggio di Rafa Leao, dimostrando di avere quella scintilla che in questo momento sembra mancare allo statunitense. Il suo feeling con il portoghese, sancito da un’esultanza condivisa e da una giocata di prima, potrebbe indurre Allegri a rivedere le gerarchie, schierando una coppia d’attacco più tecnica e imprevedibile, magari a discapito della quantità. Sarebbe una scelta coraggiosa, ma che andrebbe nella direzione di cercare quel guizzo individuale che, in una partita così bloccata come spesso è il derby, può fare la differenza.
Fofana e il centrocampo: muscoli a protezione della qualità
Completano il quadro delle possibili novità le valutazioni sul centrocampo. Accanto a elementi come Luka Modric e Adrien Rabiot, considerati inamovibili per la loro capacità di dettare i tempi e di unire le fasi, la terza maglia è in forte discussione. Youssouf Fofana, spesso criticato per una certa discontinuità nell’appoggio e per limiti nella costruzione, contro la Cremonese ha però offerto una prova di sostanza, interrompendo trame avversarie e proponendosi anche in fase offensiva con una conclusione pericolosa. La sua fisicità, messa a confronto con la dinamicità della mediana interista, potrebbe rappresentare quel filtro indispensabile per proteggere la difesa e permettere a Rabiot e Modric di accendersi negli ultimi trenta metri. La scelta, ancora una volta, sembra pendere verso la solidità e l’attenzione, caratteristiche che Allegri ha sempre messo in cima alla lista delle priorità quando si avvicina un appuntamento che sa di dentro o fuori. Il patto nello spogliatoio, si dice, sia quello di non gettare la spugna e di onorare la maglia, al di là del risultato finale in classifica.




