Naza resta primo al box office italiano: superati i 3 milioni di euro e quasi 400mila spettatori

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A sette giorni dall'esordio nelle sale italiane, avvenuto il 28 settembre, il documentario Naza continua a occupare la prima posizione nella classifica del box office nazionale. Secondo i dati diffusi da Cinetel, il film diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor ha superato i 3 milioni di euro di incassi complessivi e ha raggiunto quasi 400mila presenze, confermandosi davanti a produzioni hollywoodiane di grande richiamo come Heart of the Beast con Brad Pitt e Digger con Tom Cruise.

Un'uscita evento diventata programmazione ordinaria

La pellicola, distribuita in Italia da I Wonder Pictures, era stata inizialmente concepita come un'uscita evento limitata alle tre giornate del 28, 29 e 30 settembre. La risposta del pubblico ha però spinto il distributore a prolungare la programmazione, trasformando quello che doveva essere un appuntamento breve in una tenitura ordinaria nelle sale cinematografiche. Nel solo weekend compreso tra l'1 e il 4 ottobre, il documentario ha incassato ulteriori 1.219.051 euro con 151.485 spettatori, un risultato che ha permesso al film di mantenere la vetta della classifica anche nel primo fine settimana completo di programmazione.

Il significato del titolo e il contenuto del documentario

Naza è un acronimo che deriva dalle parole ebraiche nezek agavi, ovvero danno collaterale, un'espressione coniata dall'esercito israeliano per indicare il numero di civili che si prevede possano morire in un attacco aereo. Il documentario, prodotto da The Guardian e JW Films, si basa sulle testimonianze anonime di 24 tra soldati ed ex membri dell'intelligence israeliana coinvolti nella sorveglianza e nelle operazioni militari nella Striscia di Gaza.

I volti e le voci degli intervistati sono stati alterati digitalmente per proteggerne l'identità.

La citazione de Il diritto di uccidere

Tra i passaggi più discussi del film vi è il riferimento a Il diritto di uccidere, il thriller del 2015 diretto da Gavin Hood con Helen Mirren e Aaron Paul, distribuito in Italia con quel titolo ma noto internazionalmente come Eye in the Sky. Uno dei militari intervistati in Naza racconta che questo film veniva mostrato durante l'addestramento dei soldati israeliani in relazione alle implicazioni etiche del loro lavoro.

La pellicola del 2015 è costruita attorno al dilemma morale di autorizzare un attacco con drone contro obiettivi terroristici in Kenya quando una bambina entra nella zona destinata a essere colpita, un limite etico che le testimonianze raccolte in Naza descrivono come progressivamente superato attraverso la categorizzazione delle vittime come danni collaterali accettabili.

Il controdocumentario realizzato in Israele

In risposta al successo internazionale di Naza è stato realizzato un controdocumentario intitolato Naza: The Real Story, lungo 49 minuti, diretto dal tenente colonnello Roi Danino insieme a Hagai Gutman e Ariel Averbuch e reso disponibile gratuitamente sul sito ufficiale in 17 lingue.

Il film, girato anch'esso sui tetti di Tel Aviv, presenta le testimonianze di ufficiali dell'Idf che hanno partecipato a vari livelli nella catena di comando responsabile dell'approvazione dei raid aerei, i quali sostengono che l'esercito abbia operato con regole d'ingaggio rigide e che Hamas combattesse dall'interno delle aree civili usando miliziani in abiti civili e nascondendo armi in case, scuole, moschee e un ospedale.

Le ambasciate israeliane negli Stati Uniti e nel Regno Unito hanno promosso il controdocumentario attraverso i loro canali social, presentandolo come un modo per ristabilire la verità sui fatti.

Le reazioni delle autorità israeliane

Il governo israeliano ha reagito con durezza al documentario di Abraham e Szor. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito il film intollerabile e ha accusato i registi di incitare all'antisemitismo, mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto la revoca della cittadinanza israeliana per i due autori per tradimento.

Il capo di Stato maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, ha ordinato un'inchiesta interna per valutare eventuali azioni legali riguardanti la pellicola e le persone coinvolte, con particolare attenzione alla possibile divulgazione non autorizzata di materiale classificato. L'esercito israeliano ha inoltre pubblicato un documento di dieci pagine in cui accusa i registi di aver diffuso notizie false e infamanti, contestando in particolare la tesi secondo cui l'Idf avrebbe pianificato attacchi prevedendo la morte di 500 civili.

Le dichiarazioni di Giulia Innocenzi

La giornalista Giulia Innocenzi, promotrice della distribuzione in Italia di The Bibi Files, è intervenuta nel dibattito nato attorno a Naza esprimendo preoccupazione per le reazioni contro i registi. Innocenzi ha richiamato la posizione di Netanyahu, il quale avrebbe richiesto la revoca della cittadinanza per gli autori anziché promuovere verifiche sull'operato delle forze armate.

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