Inter batte Genoa 2-0, il capolavoro di Dimarco e il rigore di Calhanoglu valgono l’ottava vittoria di fila

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Inter archivia la delusione europea con una prestazione solida, quelle che in fondo piacciono a Cristian Chivu, e supera il Genoa con un netto 2-0 che parla chiaro: la squadra nerazzurra, forte dei suoi 67 punti in classifica, allunga momentaneamente a più tredici sul Milan in attesa della risposta rossonera a Cremona, ipotecando di fatto un primato che sembra sempre più saldo. Al termine di una settimana complicata, quella successiva all’eliminazione per mano del Bodo/Glimt che aveva lasciato l’amaro in bocca e qualche scoria fisica, i nerazzurri tornano a macinare gioco e risultati, centrando l’ottavo successo consecutivo in campionato davanti ai settantamila del Meazza.

La partita, pur nelle difficoltà di dover fare a meno di uomini chiave come Lautaro Martinez e Alessandro Bastoni, si sblocca al minuto numero trentuno grazie a una giocata che porta la firma indelebile di Federico Dimarco. È lui, l’esterno italiano, a inventarsi il gol che spacca la partita: uno scambio veloce con Henrikh Mkhitaryan, un inserimento preciso e poi quel sinistro al volo, da una posizione proibitiva, che si infila all’angolino basso dove Bijlow non può proprio arrivare. Una rete che vale un otto in pagella, un piccolo capolavoro che indirizza la sfida e che esalta un momento di forma strepitoso del ragazzo, elogiato a fine gara anche dallo stesso tecnico romeno per la capacità di trascinare il gruppo verso i propri obiettivi.

Nella ripresa, quando il Genoa di Daniele De Rossi prova timidamente a riaffacciarsi dalle parti di Sommer, ecco l’episodio che chiude ogni discorso. Al settantesimo, Luis Henrique colpisce il palo con un tiro deviato e sulla successiva ribattuta, il cross del brasiliano finisce sul braccio di Alex Amorim, appena entrato nella ripresa. Per l’arbitro Fabbri, dopo aver consultato il monitor, non ci sono dubbi: è calcio di rigore. Sul dischetto va Hakan Calhanoglu, subentrato da poco a Mkhitaryan, e il turco non sbaglia, spiazzando il portiere e fissando il punteggio sul definitivo due a zero. Un’esecuzione fredda, la sua, che certifica una superiorità costruita con pazienza e senza particolari patemi, nonostante qualche brivido nel finale quando Akanji ha rischiato la sfortunata autorete.

L’allenatore dell’Inter, Cristian Chivu, nelle interviste post-gara si è soffermato più sullo spirito del gruppo che sulla singole prestazioni, sottolineando come i suoi ragazzi, nonostante il tour de force e le tante voci attorno, continuino a lavorare senza mai lamentarsi. Ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi trionfalismo, ricordando che i punti in palio fino al termine sono ancora trentatré e che la narrativa, spesso, tende a raccontare cose diverse dalla realtà di uno spogliatoio unito e concentrato. Sul fronte rossoblù, invece, la sconfitta non scalfisce più di tanto la bontà del progetto targato De Rossi, ma il divario tecnico emerso a San Siro, specialmente nei duelli fisici e nella qualità nelle zone calde del campo, è apparso evidente sin dai primi minuti.

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