Maxi blitz della Dda a Napoli, 71 arresti tra Forcella e la Sanità: decapitati i clan Contini e Mazzarella, colpito anche il secondo killer di Emanuele Durante
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Redazione Interno
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L’alba di oggi ha portato con sé un terremoto giudiziario destinato a ridefinire gli equilibri criminali nel centro storico e nelle periferie di Napoli. Un’operazione congiunta, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo e dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha portato all’esecuzione di quattro distinte ordinanze di custodia cautelare per un totale di settantuno indagati. Nel mirino degli inquirenti sono finite le propaggini operative dei cartelli dei Mazzarella e dell’Alleanza di Secondigliano, con un’attenzione particolare ai clan Contini e al sodalizio Sequino-Savarese-Pirozzi, storicamente radicati rispettivamente nelle zone del Vasto-Arenaccia e nel rione Sanità. L’inchiesta, come si apprende da fonti investigative, non si è limitata a colpire i vertici e i reggenti delle varie piazze, ma ha ricostruito nel dettaglio la mappa del potere criminale, fotografando un controllo capillare del territorio che passa attraverso il presidio armato dei vicoli, una diffusa disponibilità di armi da fuoco e la capacità di mettere in campo azioni di ritorsione violenta contro i gruppi rivali.
Il meccanismo economico delle cosche, secondo quanto emerso dalle carte giudiziarie, si regge su un sistema strutturato di estorsioni che colpisce decine di imprese e attività commerciali, dalle pizzerie ai cantieri, e sul controllo delle piazze di spaccio. I proventi illeciti, un fiume di denaro liquido, venivano poi gestiti con una contabilità interna quasi aziendale: una parte serviva a pagare gli “stipendi” agli affiliati, un’altra era destinata al sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie, a riprova di una concezione mutualistica che rafforza il legame associativo. In questo contesto, la Dda ha anche accertato un salto di qualità nelle tecniche di riciclaggio, con l’utilizzo di criptovalute per ripulire i capitali sporchi. Il procuratore Nicola Gratteri ha sottolineato come, in questo specifico settore, la camorra napoletana dimostri una dimestichezza con il dark web e gli strumenti finanziari digitali superiore a quella di altre organizzazioni mafiose, un’innovazione che pone nuove e complesse sfide investigative.
Il delitto di Santa Teresa degli Scalzi e la vendetta incrociata
Tra i settantuno destinatari delle misure cautelari figura anche un uomo ritenuto dagli investigatori il secondo esecutore materiale dell’omicidio di Emanuele Durante, il ventenne ucciso in un agguato il 15 marzo di un anno fa in via Santa Teresa degli Scalzi. Il suo ruolo, nell’economia del delitto, sarebbe stato quello di conducente dell’auto dalla quale poi un complice ha sparato, un’azione di sangue maturata in un contesto di faida tra giovani gruppi emergenti dei quartieri Sanità e Piazza Mercato. La vittima era stata individuata come responsabile della morte di Emanuele Tufano, il ragazzo ucciso cinque mesi prima, il 24 ottobre 2024, in un conflitto a fuoco a piazza Mercato. Per quell’omicidio, come spiegano gli atti dell’inchiesta, erano già stati colpiti da un precedente provvedimento il presunto mandante e un altro killer; l’arresto di oggi chiude quindi il cerchio sul commando che materialmente eseguì la vendetta, legata a doppio filo con le dinamiche di successione all’interno della famiglia Sequino, a cui Tufano era imparentato.
Il pizzo a Forcella e la nuova reggenza dopo gli arresti
Un altro filone dell’operazione ha svelato il clima di pressione estorsiva nel cuore di Forcella, dove il clan ha immediatamente riorganizzato le sue linee di comando. Le intercettazioni, riportate nei provvedimenti, restituiscono in presa diretta la mentalità e le modalità operative della nuova reggenza subentrata dopo la cattura di Salvatore Giuliano detto “o’ rosso”. In un dialogo tra il neo-reggente e un affiliato, finito agli atti, si parla della spartizione degli introiti: «Lo sai cosa ho fatto? Sono andato a prendere i soldi della pizzeria e del “Puzzulano” e li ho divisi». Alla domanda del sottoposto, che chiede conferma se il denaro sia stato effettivamente consegnato da un certo Michele, arriva una risposta che è la sintesi perfetta del dominio mafioso sul tessuto commerciale: «Me li hanno dati tutti quanti». Una frase, questa, che dimostra l’assoggettamento delle vittime e la sicurezza dei clan nel poter contare su un prelievo forzoso sistematico, quasi fosse un’imposta parafiscale. Contestualmente alle misure cautelari personali, la procura ha disposto il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società, colpendo i patrimoni illecitamente accumulati anche al di fuori dei confini regionali.




