Tamberi, la rinascita a Budapest: 2,37 e titolo Ultimate Championship

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il volto teso, lo sguardo basso e sfuggente; sotto la Curva Ferrovia dello Stadio Luigi Ridolfi di Firenze, Gianmarco Tamberi camminava rigido in pedana, ostile verso se stesso, con l’andatura di una persona che avrebbe voluto essere ovunque tranne che lì. Succedeva meno di due mesi fa, ai Campionati Italiani, quando l’unico atleta azzurro ad aver vinto qualsiasi gara di campionato globale e continentale nella propria disciplina si trovava a subire la pressione di un appuntamento nazionale, a 34 anni compiuti.

Domenica 13 settembre, nella pedana dello stadio di Budapest dove tre anni prima aveva conquistato il titolo mondiale, Tamberi ha superato l’asticella a 2,37 metri al secondo tentativo, stabilendo la miglior prestazione mondiale stagionale e vincendo la prima edizione del World Athletics Ultimate Championship. Alle spalle dello statunitense JuVaughn Harrison, fermo a 2,30, e del messicano Erick Portillo, terzo a 2,26.

La quota eguaglia quella con cui aveva trionfato ai Giochi di Tokyo nel 2021 e agli Europei di Roma nel 2024, resta a due centimetri dal record italiano di 2,39 stabilito nel 2016. Dopo la vittoria, l’altista marchigiano ha provato ad alzare ancora l’asticella fino a 2,41, quota mai raggiunta in carriera: tre tentativi, tutti falliti.

L’annata agonistica di Tamberi era partita in salita, condizionata da problemi fisici che avevano fatto temere il peggio. La svolta era arrivata ad agosto, agli Europei di Birmingham, dove aveva conquistato il quarto titolo continentale con la misura di 2,32. Poi, a Budapest, la definitiva consacrazione. «Sono veramente contento perché onestamente sapevo di poter saltare molto più alto in questa stagione», ha dichiarato l’atleta dopo la gara.

«Dopo aver vinto l’Europeo era facile accontentarsi essendo la competizione più importante dell’anno ma ero consapevole che valevo altre misure e finalmente sono arrivate». Nel corso della stagione aveva aggiunto al suo palmarès anche i Giochi del Mediterraneo, chiudendo di fatto ogni casella disponibile a livello internazionale.

Il tentativo fallito a 2,41 ha riportato la memoria a quel luglio del 2016 quando, proprio provando a superare quella misura, Tamberi si ruppe la caviglia alla vigilia dei Giochi di Rio, dando inizio a una lunga serie di infortuni e operazioni. «Sono ripartito proprio da quel luglio 2016 quando provando a saltare mi sono rotto la caviglia e sono iniziati i tanti problemi che ho avuto in questa storia alla fine bellissima che mi ha insegnato a non aver paura di nulla», ha raccontato.

«A 34 anni sono ancora qui allo stesso livello di quello dei migliori anni della mia carriera e penso di averlo dimostrato anche a tutti quelli che non ci credevano più».

Con la vittoria ungherese, Tamberi ha chiuso una stagione che lo proietta verso i Mondiali di Pechino nel 2027 e le Olimpiadi di Los Angeles nel 2028. «Ora guardo a Los Angeles con una fame e una voglia che non potete immaginare», ha aggiunto. Nel frattempo resta aperta la corsa per l’assegnazione dei Mondiali 2029 e 2031, con Roma in lizza insieme a Londra, Monaco e Nairobi

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