Super Mario Galaxy, il record al botteghino e quel catalogo vivente di videogiochi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un istante, nel nuovo film dedicato all’idraulico più famoso del mondo, che spiega meglio di qualsiasi recensione l’operazione culturale in corso. Mario e Luigi, dopo essersi rincorsi nel deserto su moto rombanti – una chiara strizzata d’occhio a chi ha passato notti su Mario Kart – arrivano in un villaggio messicano dalle piramidi rovesciate, che molti riconosceranno come Tostalandia nel Regno delle Sabbie, quella di Super Mario Odyssey. Qui, invece di saltare su funghi o inseguire stelle, aiutano la popolazione locale a risolvere un problema idraulico. Sembra una gag, e invece è la chiave di volta di un film che non si limita a raccontare una storia, ma si trasforma in un lussuoso catalogo a cielo aperto, uno di quelli dove lo spettatore, quasi senza accorgersene, sceglie il proprio prossimo videogioco.
Dal primo aprile, giorno del debutto nelle sale, il fenomeno ha preso una piega che neppure gli analisti più ottimisti avevano previsto. Negli Stati Uniti, il primo giorno di programmazione ha regalato alla pellicola il miglior incasso di sempre per un mercoledì di aprile. Un record che non è solo numerico, ma diventa subito storico, perché arriva in un momento in cui il cinema di animazione – quello “generalista” – sembrava aver bisogno di una scossa. E la scossa è arrivata, eccome. Anche in Italia il botteghino ha cominciato a vibrare: oltre 1,2 milioni di euro incassati in un solo giorno, con 161.937 presenze che raccontano di sale piene e di un pubblico, quello delle famiglie ma anche quello dei trentenni cresciuti a pane e Game Boy, finalmente riunito davanti allo stesso schermo.
Quel che le scene post-credit (non) dicono, ma suggeriscono
Attenzione: chi resta in sala fino alla fine, come ormai la consuetudine dei blockbuster impone, si trova davanti a scene aggiunte che molti hanno definito “rivelatrici”. In realtà, senza svelare troppo – anche se il rischio spoiler è dietro l’angolo – si può dire che i fotogrammi finali non annunciano esplicitamente un sequel, né blindano un percorso obbligato. Piuttosto, aprono piccole porte su personaggi secondari del mondo Nintendo, lasciando intendere che lo spazio per espandersi c’è eccome. Non un piano, insomma, ma un’ipotesi disegnata a matita. E in un’epoca di universi cinematografici annunciati con anni d’anticipo, questa leggerezza strategica appare quasi rivoluzionaria.
Miyamoto e Meledandri, quel “Nintendo Universe” che non c’è (ancora)
Shigeru Miyamoto, il padre spirituale di Mario, e il producer Chris Meledandri hanno parlato a lungo con Polygon del film, evitando però di cadere nella trappola delle grandi dichiarazioni. Alla domanda su un eventuale “Nintendo Universe” cinematografico – modello Marvel o Star Wars che dir si voglia – le risposte sono state misurate. “Abbiamo tanti personaggi da scegliere per farci un film”, hanno detto. Non “faremo”, attenzione: “abbiamo da scegliere”. La differenza è sottile ma decisiva. Perché suggerisce che la materia prima c’è, eccome: decenni di iconografia giapponese, mostri, principesse, funghi parlanti e dinosauri domestici pronti a essere trasposti. Ma la strategia, se c’è, resta nascosta. E forse è proprio questa assenza di proclami a rendere l’operazione più solida di qualsiasi comunicato ufficiale.
Intanto, il film continua a macinare numeri e a riempire sale. E mentre i genitori riscoprono i loro eroi d’infanzia e i bambini si innamorano per la prima volta di quel baffuto salta-imprevisti, una cosa appare chiara: Super Mario Galaxy – Il film non è solo un prodotto di intrattenimento. È un meccanismo perfetto che trasforma ogni inquadratura in una possibile schermata di titoli, ogni personaggio di sfondo in un futuro protagonista, ogni luogo visitato in un livello ancora da giocare. Il resto, per ora, è silenzio. E incassi.




