Stuart fallisce, ma l’universo (narrativo) si espande: il nuovo spin off di The big bang theory arriva a luglio su Hbo Max
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non c’è mai stata, forse, una serie televisiva capace di trasformare la propria marginalità in un motore narrativo così potente come quella che, per dodici stagioni, ha fatto della fisica teorica e delle dinamiche da “nerd impenitenti” il proprio marchio di fabbrica. Eppure, proprio da uno dei personaggi secondari più sfortunati e malinconicamente ironici – Stuart Bloom, il proprietario del negozio di fumetti che Sheldon, Leonard, Howard e Raj consideravano una sorta di seconda casa – arriva ora il tentativo più audace di rilanciare un franchise che sembrava aver esaurito la propria spinta propulsiva. Parliamo ovviamente di “Stuart Fails to Save the Universe”, spin off ufficialmente annunciato durante un panel tenutosi al CCXP di Città del Messico, con una finestra di lancio già fissata per luglio sulla piattaforma Hbo Max.
Un cambio di tono radicale: dalla sitcom classica agli elementi sci-fi e multiversali
L’elemento più rilevante – che emerge con chiarezza dalle prime immagini diffuse da Hbo – non risiede tanto nel ritorno di volti noti come Kevin Sussman (l’indimenticabile Stuart), Lauren Lapkus, Brian Posehn e John Ross Bowie, quanto piuttosto nella decisione di abbandonare la struttura consolidata della commedia da studio. Dove “The big bang theory” costruiva le proprie gag su equivoci relazionali, ossessioni compulsive e una certa tenerezza nel rappresentare l’inettitudine sociale dei suoi protagonisti, questo nuovo progetto introduce invece elementi fantascientifici e, addirittura, una trama che sembra abbracciare il concetto di multiverso. Una scelta, questa, che rappresenta un’evidente rottura con la formula tradizionale del franchise; e molti osservatori l’hanno accolta come una notizia positiva, proprio perché il rischio di ripetere gli stessi schemi appariva, a parere di chi scrive, concreto e imminente.
Stuart Bloom tra salvataggi rocamboleschi e il peso della propria maldestrezza
Il protagonista assoluto è lui, il fumettaro dalla parlata incerta e dalla vita sentimentale costellata di insuccessi memorabili. A interpretarlo è ancora Kevin Sussman, capace in passato di regalare allo show alcuni dei momenti più autenticamente grotteschi e, al contempo, malinconici. La premessa narrativa, per quanto si possa desumere dalle informazioni rilasciate durante la convention messicana, lo vede coinvolto in una missione – per l’appunto – per salvare l’universo. Ma il titolo, che non a caso recita “Stuart fails...”, suggerisce che la narrazione giocherà proprio sullo scarto paradossale tra l’enormità della posta in gioco (l’intera realtà) e l’incapacità cronica del personaggio di cavarsela nelle situazioni più semplici, figuriamoci in una crisi cosmica. Un paradosso che potrebbe rivelarsi la vera forza creativa dello spin off.
I volti noti del cast e l’assenza di riferimenti all’attualità politica americana
Accanto a Sussman, torneranno Lauren Lapkus, Brian Posehn e John Ross Bowie: attori che, nelle stagioni passate, avevano costruito piccole galassie comiche attorno ai rispettivi ruoli. Nessuno di loro, va detto, ha mai raggiunto la popolarità dei protagonisti storici – Jim Parsons, Johnny Galecki o Kaley Cuoco – e proprio questa minore esposizione mediatica potrebbe favorire una maggiore libertà sperimentale. Si noti, incidentalmente, come l’annuncio sia arrivato in un contesto politico statunitense ormai stabilizzato: Donald Trump siede alla Casa Bianca da oltre un anno, e la sua rielezione non costituisce più oggetto di dibattito o di copertura giornalistica prioritaria. Eppure, nel materiale promozionale diffuso, non esiste alcun riferimento – nemmeno indiretto – a vicende di cronaca politica o a dinamiche sociali contemporanee. La fuga nel multiverso, insomma, sembra anche una fuga dalle urgenze del presente.
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