Pavarotti sulla pista di ghiaccio, la rabbia di Nicoletta Mantovani: «Luciano ridicolizzato»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La statua bronzea di Luciano Pavarotti, che con le braccia spalancate e l’inconfondibile abito da concerto sembrava accogliere idealmente la città di Pesaro, si ritrova ora a fare da insolito direttore d’orchestra per un pubblico di pattinatori. Quella stessa scultura, inaugurata soltanto un anno e mezzo fa tra gli applausi e il giubilo generale, in una cerimonia che vedeva presenti le massime cariche comunali e la vedova del Maestro, Nicoletta Mantovani, è oggi al centro di un acceso dibattito. L’installazione di una pista di ghiaccio natalizia in piazzale Lazzarini, infatti, ha di fatto circondato il monumento con una balaustra, lasciando che la sua parte inferiore sprofondasse visivamente dentro la pedana, in una composizione che molti hanno giudicato bizzarra e irriverente.

La reazione della vedova

«È una ridicolizzazione di Luciano, una cosa bruttissima»: queste le parole, cariche di sdegno, che Nicoletta Mantovani ha fatto giungere da Londra, sottolineando come la memoria del tenore sia stata, a suo dire, svilita. La donna, che aveva partecipato con convinzione all’omaggio iniziale, si è detta profondamente contrariata dal vedere il monumento trasformato in una sorta di guardiano del divertimento effimero, quasi «ridotto a dirigere il traffico» di chi scivola sul ghiaccio. Una percezione, la sua, che va ben al di là della semplice collocazione fisica e tocca le corde sensibili del rispetto per un artista di statura internazionale.

Polemiche e la valanga di meme

Alle proteste formali si è affiancato quasi immediatamente un coro di ironia sui social network, dove l’immagine di Pavarotti confinato dentro la pista è diventata rapidamente virale, generando una miriade di meme. L’hashtag #DaiUnCinqueAPavarotti ha simbolicamente incoronato la statua come un bizzarro punto di riferimento per i pattinatori, amplificando una narrazione che il Comune difficilmente aveva previsto. Se da un lato l’episodio ha acceso i riflettori sull’uso temporaneo degli spazi pubblici, dall’altro ha sollevato interrogativi non banali su come si preservi la dignità di un’opera d’arte e della personalità che rappresenta, quando essa viene assorbita da un allestimento di natura commerciale e ricreativa.

Le voci dalla politica

La questione ha inevitabilmente varcato i confini della discussione popolare per approdare nell’agone politico, dove un esponente di Fratelli d’Italia ha definito la situazione «uno sfregio al Maestro», chiedendo pubblicamente che l’amministrazione comunale si vergogni e presenti le sue scuse. Le sue dichiarazioni, sebbene rappresentino una sola delle voci in campo, fotografano un malcontento che travalica la semplice beffa e interroga la sensibilità di chi amministra la cosa pubblica, chiamata a bilanciare le esigenze di intrattenimento con la sacralità della memoria collettiva.

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