Papa Leone XIV si trasferisce nel Palazzo Apostolico, l’appartamento ristrutturato è pronto per ospitarlo prima di Pasqua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo nove mesi di lavori, complessi e minuziosi, l’Appartamento papale all’interno del Palazzo Apostolico è finalmente pronto per accogliere il suo nuovo inquilino, e la notizia, confermata dalla Sala stampa vaticana, arriva a poche settimane dalla Pasqua: Leone XIV, che dall’elezione dello scorso maggio aveva scelto di rimanere negli ambienti del Palazzo del Sant’Uffizio, prenderà possesso degli spazi che la tradizione riserva al Pontefice, trasferendosi insieme ai suoi più stretti collaboratori. L’intervento di ristrutturazione, come è stato reso noto, si è reso necessario non solo per adeguare gli ambienti alle esigenze abitative del nuovo Papa, ma anche per risanare un immobile rimasto di fatto inutilizzato per tredici anni, dall’epoca del pontificato di Benedetto XVI; Francesco, com’è noto, aveva sempre preferito la sobrietà e la dimensione comunitaria di Casa Santa Marta. Gli operai della Floreria, l’ufficio del Governatorato che si occupa della gestione e dei traslochi interni, hanno lavorato a lungo per rimettere in sesto gli impianti, idraulici ed elettrici, e per mettere in sicurezza il tetto e alcuni cornicioni, e ora non resta che attendere il via libera dalla segreteria del Papa per organizzare il trasloco.

Una casa nella mansarda, tra tradizione e vita comunitaria

La scelta abitativa di Leone XIV presenta una particolarità che merita di essere sottolineata, e che ricalca in parte uno stile di vita comunitario a lui caro: il Pontefice, infatti, non occuperà l’intero e tradizionale appartamento papale situato nella terza loggia, ma sembra destinare quello spazio alla parte più rappresentativa e ufficiale della sua giornata, quello studio, tra l’altro, da cui ogni domenica si affaccia per la preghiera dell’Angelus. La residenza privata vera e propria, invece, sarà ricavata nella mansarda sovrastante, tra la terza loggia e il tetto, in quei locali un tempo adibiti a alloggio per i segretari o per le suore di clausura, e che in Vaticano vengono familiarmente chiamati i “soffittoni”. In questo piano, grazie ai lavori di ristrutturazione che hanno riconfigurato gli spazi, sono state ricavate le camere da letto, i servizi igienici, una piccola cappella per la preghiera personale e persino un angolo, di cui si è parlato nelle scorse settimane, destinato a ospitare alcuni attrezzi per una piccola palestra, a conferma dell’attenzione che il Papa, da sempre, riserva al proprio benessere fisico.

I collaboratori e la logistica del nuovo assetto abitativo

A dividere gli spazi con il Pontefice, in questa nuova dimensione domestica che guarda alla condivisione, saranno i suoi più stretti e fidati collaboratori, coloro che condividono con lui la quotidianità da tempo. Si tratta dei due segretari particolari, figure che lo seguono da prima dell’elezione al soglio pontificio: l’italiano Marco Billeri e il peruviano Ivan Rimacuya, quest’ultimo già al suo fianco quando era cardinale prefetto. Con loro, come da prassi consolidata, prenderanno alloggio nel Palazzo Apostolico anche alcune suore, incaricate della cura della casa, della gestione del guardaroba e della cucina. Per tutti sono stati predisposti ambienti dignitosi e funzionali, in un’ottica che il Papa, di spiritualità agostiniana, vuole improntata alla semplicità e alla vita fraterna, pur nel rispetto dei protocolli e delle esigenze di sicurezza legati al suo ruolo.

Le tempistiche del trasloco e i dettagli degli interni

La macchina organizzativa vaticana, in queste ore, è dunque in attesa delle direttive precise per procedere con il trasferimento degli effetti personali e dei documenti. Sebbene non sia stata comunicata una data ufficiale, l’ipotesi più accreditata, e di cui si discute negli ambienti vaticani, è che il trasloco possa avvenire prima della Domenica delle Palme o, comunque, in anticipo rispetto alle celebrazioni pasquali. Gli interni, oltre alla già citata palestra che rappresenta una novità assoluta per gli alloggi pontifici, sono stati arredati con sobrietà e comprendono tutto quanto necessario alla vita quotidiana e al lavoro. Rimane invariata la destinazione d’uso della celebre biblioteca e dello studio privato al piano sottostante, da cui il Papa continua ad affacciarsi e dove già da alcune settimane, ultimati i lavori in quella porzione di edificio, aveva ripreso a lavorare durante il giorno, affacciandosi sulla piazza per la preghiera mariana. Un ritorno alla tradizione, quindi, dopo la lunga parentesi di Santa Marta, che segna anche un ritorno alla piena funzionalità di un luogo simbolo del papato.

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