Abete incontra la serie B: “Con la A niente opportunità di confronto, io vado avanti”. Tocca a Malagò
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Redazione Sport
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La partita per la poltrona più alta del calcio italiano, quella di presidente della Figc, si gioca ormai su due tavoli distinti e solo apparentemente paralleli. Da un lato Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega Dilettanti, che nella sede di via Allegri ha incontrato per primo i club di serie B e il presidente della Lega, Paolo Bedin, forte di un’agenda già fitta e della consapevolezza – questo traspare dalle sue parole – che il vertice con la massima serie sia ormai un binario morto. “Con la A – avrebbe riferito durante il colloquio – non c’è alcuna opportunità di confronto”, una frattura che lui, Abete, dice di voler semplicemente ignorare proseguendo per la sua strada. L’incontro, iniziato poco dopo le 11, è durato circa un’ora e mezza, e al termine il candidato l’ha definito un “confronto positivo, una chiacchierata importante” attorno ai “problemi del calcio che sono significativi”. Nessuna sponda polemica, nessun attacco diretto all’altra sponda, solo la determinazione di chi considera il dialogo con le seconde linee (se così si possono definire i club cadetti) più fertile di quello con i grandi elettori della serie A.
Malagò e la battuta sul ristorante
Dalla stessa sede, ma in un momento diverso della giornata, è uscito Giovanni Malagò, la cui candidatura rimane per ora “potenziale” – un dettaglio non da poco in una corsa dove le riserve sono più politiche che formali. Alla domanda su come fosse andato l’incontro con i club di B, Malagò ha risposto con una battuta di quelle che solo chi conosce bene i meccanismi del potere può permettersi: “È come se vai a un ristorante e gli chiedi come si mangia”. Poi ha aggiunto dettagli più sostanziosi, parlando di un faccia a faccia “interessante, divertente”, vissuto con persone che in alcuni casi conosce “molto bene” e in altri “meno bene”, ma sempre all’insegna di “rapporti personali”. Quello che conta, per Malagò, è che dal confronto siano “emerse tante idee, ragionamenti”, e ha rivelato di aver già incontrato Bedin due volte in precedenza: una a Milano dopo l’assemblea della Lega di A (su richiesta dello stesso presidente della B), e un’altra in ufficio, dove Bedin gli ha presentato un documento. Su quel documento, Malagò è stato lapidario: “Molte di quelle cose sono condivise – lo dico senza alcuna logica elettorale – ma è anche un po’ un libro dei sogni”.
Bedin: “Documento so, poi deciderò”
A tenere le fila di questa giornata di audizioni parallele è stato proprio Paolo Bedin, presidente della Lega di serie B, che ha parlato di una “giornata utile e positiva” in cui “il confronto aiuta sempre”. L’incontro, spiega Bedin, ha messo al primo posto il metodo: è stato stilato un “documento so” che elenca le criticità del sistema. E l’elenco, a sentire lui, è tutt’altro che breve: il tema della sostenibilità economica, la gestione dei giovani, le riforme federali e infine ciò che il calcio chiede alla politica. Bedin non si è sbilanciato su un’eventuale preferenza tra i due candidati, ma ha annunciato un’agenda precisa: “Ora mi prendo due o tre giorni dove sentirò le venti proprietà – perché questa giornata deve essere metabolizzata – poi entro la settimana decideremo”. La sensazione, leggendo tra le righe, è che il voto della serie B (o perlomeno il suo endorsement) sia ancora in bilico, e che Bedin voglia usare tutto il tempo a disposizione per strappare garanzie.
La frattura con la A e il silenzio di Abete
Mentre Malagò tiene aperto il dialogo con tutti, Abete sembra aver già tracciato una linea invalicabile: quella che separa la sua idea di federazione da quella dei grandi club. E l’assenza di un confronto con la serie A, da lui stesso denunciata, diventa paradossalmente un argomento di campagna. Perché se con i grandi non si può parlare, allora tanto vale rivolgersi ai medi e ai piccoli, a quelle realtà che nei consigli federali contano (e pesano) in modo diverso. Toccherà ora a Malagò completare il giro: dopo la B, ha detto, “vedo la C e poi sciolgo le riserve”. Un’uscita che ribalta la prospettiva: non più un candidato che aspetta il verdetto altrui, ma uno che si concede il lusso di decidere dopo aver ascoltato tutti. La serie B, intanto, ha già incassato le sue attenzioni. E il documento consegnato a Malagò, quel “libro dei sogni” con cui fare i conti, rischia di diventare il vero banco di prova per chiunque voglia guidare il calcio italiano.




