Piaggio, il Beverly fa 25 anni: arriva la serie speciale Anniversary
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Redazione Economia
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Qualche tempo fa, tra uno scalo produttivo e l’altro nello stabilimento di Pontedera, qualcuno avrà pure pensato che un quarto di secolo è una vita intera per uno scooter. E invece il Piaggio Beverly, che di primavere ne ha appena compiute venticinque, non solo è ancora in pista ma si presenta con una veste celebrativa destinata a chi non ha dimenticato l’impatto – quasi una scossa – che questo veicolo provocò nel 2001. Perché quando uscì, il Beverly non era semplicemente “un altro scooter”. L’intuizione, a dirla tutta, fu piuttosto semplice da enunciare ma complicata da realizzare: prendere la comodità di un mezzo urbano e innestarla su una ciclistica e un telaio pensati con la stessa logica di una moto vera. Così, tra perplessità e immediato gradimento, quello che oggi chiamano “il re urbano” cominciò la sua scalata.
E i numeri, si sa, parlano da soli: oltre mezzo milione di esemplari venduti in più di cinquanta Paesi. Una longevità commerciale che pochi altri modelli nella stessa categoria possono vantare. Per festeggiare questo anniversario, la casa toscana ha tirato fuori una versione dedicata, la Beverly 25th Anniversary, che cerca di fare una cosa piuttosto delicata: omaggiare le prime serie senza cadere nella nostalgia fine a se stessa. Come? Reinterpretando alcuni dettagli di quelle origini – lo si vede bene nella grafica e in certe scelte cromatiche – ma filtrandoli attraverso l’impronta più sportiva e aggressiva dell’ultima generazione. Un equilibrio sottile, insomma, tra ciò che è stato e ciò che il modello è diventato.
Una livrea che parla di argento e di ricordi
La caratteristica più evidente di questa edizione limitata è probabilmente la livrea. Si chiama Grigio 25th Anniversary, una tonalità scura opaca metallizzata che non è certo il solito grigio anonimo da traffico cittadino. A completarla ci pensa una grafica grigio chiaro che percorre l’intero scooter, quasi a volerne sottolineare la linea senza spezzarla. E l’argento, non a caso, richiama l’anniversario “d’argento” che questo modello celebra. I tecnici Piaggio, spiegano dalla sede, hanno lavorato per fondere due anime apparentemente distanti: l’eleganza sportiva delle prime versioni – quelle che negli anni Duemila facevano svoltare lo sguardo anche tra i motociclisti più puristi – e il carattere grintoso dell’attuale generazione. Il risultato, a giudicare dalle prime immagini, è uno scooter che non passa inosservato ma che al contempo non urla.
La rivoluzione silenziosa del ruota alta
Per capire davvero cosa rappresenti questo anniversario, forse bisognerebbe tornare indietro di venticinque anni. Il 2001, per il settore delle due ruote urbane, fu un anno spartiacque. Prima del Beverly, gli scooter erano una cosa, dopo ne furono un’altra. Perché l’idea di alzare il diametro delle ruote – una scelta tecnica non scontata – modificò completamente la percezione di guida: più stabilità, più tenuta, e una sicurezza che fino ad allora molti non associavano a un mezzo pensato per la città. E qui sta il vero colpo di genio: unire la praticità del sottosella capiente e della protezione aerodinamica a una guida da turismo, da “gran turismo” come dicono gli addetti ai lavori. Il Beverly non era più solo lo scooter per andare al lavoro, diventava il compagno per il weekend lungo, per la gita fuori porta, per la curva in appoggio senza paura di sbandare.
Cosa cambia (e cosa no) nella 25th Anniversary
Questa versione celebrativa non stravolge la meccanica, e non potrebbe essere altrimenti. Piaggio ha scelto di agire sull’allestimento, sui dettagli estetici e sulla cura delle finiture, perché l’ossatura – quella che ha garantito il successo per due decenni e mezzo – è rimasta quella vincente. Parliamo quindi di un ruota alta che mantiene l’agilità necessaria a infilarsi nel traffico e al contempo offre la tenuta di strada tipica dei mezzi pensati per percorrere distanze più lunghe. Il comfort, d’altra parte, non è stato sacrificato sull’altare dello stile, anzi: l’edizione Anniversary cerca proprio di esaltare quella vocazione da GT che molte versioni precedenti avevano già consolidato. Chi lo guiderà si troverà tra le mani un oggetto che sa raccontare una storia, quella di uno dei percorsi commerciali più lunghi e fortunati della categoria, senza per questo sembrare un museo su due ruote.




