Giornata mondiale del diabete, casi in aumento del 30% dal 2010

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Si celebra oggi, 14 novembre, la Giornata Mondiale del Diabete, data scelta per ricordare la nascita di Frederick Grant Banting, il premio Nobel per la medicina che per primo intuì le potenzialità salvavita dell’insulina, un ormone divenuto essenziale per la sopravvivenza di milioni di persone. La ricorrenza, promossa congiuntamente dall’International Diabetes Federation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, assume un significato particolare quest’anno, poiché il focus tematico è dedicato al rapporto tra “Diabete e mondo del lavoro”, un binomio che solleva questioni cruciali in termini di tutele, inclusione e gestione della cronicità negli ambienti professionali. L’obiettivo, come sottolineato dal professor Paolo Di Bartolo, direttore del Programma dell’Ausl Romagna di Assistenza Diabetologica, è quello di “favorire inclusione, tutele e salute delle persone con diabete nei contesti professionali”, un ambito in cui la consapevolezza collettiva deve ancora compiere passi significativi.

Un'epidemia in costante crescita

I numeri, d’altronde, descrivono una condizione in piena espansione, che ormai assume i contorni di una vera e propria sfida per la sanità pubblica. Dal 2010 ad oggi, i casi di diabete sono aumentati di circa il 30%, un incremento che fotografa la portata di un fenomeno sanitario di vasta scala. In Italia, si stima che quasi quattro milioni di persone abbiano ricevuto una diagnosi di diabete, a cui potrebbero aggiungersene almeno un altro milione che, ignaro della propria condizione, convive con la malattia senza esserne a conoscenza. A livello globale, le stime parlano di oltre 540 milioni di individui affetti, sette dei quali su dieci rientrano nella fascia di età lavorativa, un dato che spiega l’urgenza di concentrare l’attenzione proprio sui luoghi di professione.

La prevenzione come arma principale

Il diabete, nelle sue forme, è una patologia insidiosa; se non adeguatamente controllata, può condurre a complicanze severe, danneggiando organi vitali come il cuore, i reni, gli occhi e il sistema nervoso. Tuttavia, per la sua variante più comune, il diabete di tipo 2 che rappresenta circa il 90% dei casi, esiste un margine di prevenzione significativo, legato a doppio filo con l’adozione di corretti stili di vita. La sua natura, spesso silenziosa nelle fasi iniziali, ne facilita la diffusione, rendendo ancor più fondamentale l’opera di informazione e di screening, specialmente tra le fasce più giovani della popolazione dove il trend di crescita appare particolarmente marcato. La prevenzione, che passa attraverso l’alimentazione e l’attività fisica, rimane lo strumento più efficace per contrastare l’avanzata di questa epidemia.

L'assistenza e le criticità da superare

Il sistema sanitario nazionale, da parte sua, è chiamato a gestire un carico assistenziale in costante ascesa, con una prevalenza della malattia che, come evidenziato dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Rocco Bellantone, “cresce con l’età, e nelle persone tra i 50 e i 69 anni sfiora il 9%”. Accanto al diabete di tipo 2, che costituisce la stragrande maggioranza delle diagnosi, persistono poi casi di diabete di tipo 1, una patologia cronica di origine autoimmune che colpisce circa trecentomila italiani e che richiede un approccio terapeutico e assistenziale differente e continuativo. La giornata di oggi serve anche a riflettere su quanto sia necessario potenziare le reti di cura, garantendo uniformità di accesso ai trattamenti e sostenendo la ricerca, affinché la qualità della vita di chi convive con il diabete possa essere sempre migliore.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.