Putin riapre la trattativa su Istanbul 2022, ma sul campo la guerra si fa più dura
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La crisi ucraina torna a un bivio, almeno sul piano verbale, con il presidente russo Vladimir Putin che ha riaperto la porta a un negoziato di pace, ancorandolo però al testo degli accordi siglati a Istanbul nella primavera del 2022. Un documento, quello che porta la firma della delegazione ucraina, che Mosca considera ancora valido e che Putin ha citato nel corso di un incontro con i membri del governo russo, dichiarando la disponibilità della Federazione a riprendere il dialogo interrotto.
lastampa
«Siamo pronti sulla base degli accordi raggiunti a Istanbul e siglati dalla delegazione ucraina», ha affermato il capo del Cremlino, ribadendo una posizione che negli ultimi mesi era sembrata passata in secondo piano, schiacciata dall'andamento delle operazioni militari e dalle reciproche accuse di intransigenza. La dichiarazione arriva in un momento di particolare tensione, con gli ultimi attacchi ucraini che hanno causato blackout in Crimea e nella regione di Kherson, e con le parole del presidente Volodymyr Zelensky che hanno sollevato un nuovo allarme sul confine bielorusso. lastampa
Il testo di Istanbul come base (contesa) per una tregua
Riavvolgere il nastro fino al 2022 significa tornare a un documento che, sebbene mai ratificato né tradotto in un cessate il fuoco effettivo, rappresenta per Mosca l’unico riferimento negoziale credibile. Le bozze di quegli accordi prevedevano, tra l’altro, garanzie di sicurezza per l’Ucraina in cambio di una sua neutralità militare, un compromesso che Kiev ha poi rifiutato di sottoscrivere definitivamente, spinto anche dall’evoluzione del conflitto e dal sostegno occidentale ricevuto nelle fasi successive. lastampa
Putin, tuttavia, ha voluto rimarcare che la palla torna ora nel campo ucraino, sottolineando che la Russia non ha mai abbandonato del tutto il tavolo delle trattative, nonostante le ripetute condanne internazionali e le sanzioni che hanno isolato il paese. La proposta, per quanto vaga nei dettagli operativi, riaccende il dibattito sulla possibilità di una pausa negoziale, anche se gli osservatori più attenti ricordano come le posizioni sui territori occupati e sulle future alleanze di Kiev restino distanti anni luce. lastampa
Blackout in Crimea e attacchi alle reti elettriche
Mentre Putin parlava di pace, i sistemi di difesa e le infrastrutture civili della penisola di Crimea e della zona occupata della regione di Kherson venivano colpiti da una serie di raid ucraini che hanno provocato interruzioni di corrente diffuse. I blackout, segnalati dalle autorità locali filorusse, hanno interessato Sebastopoli e diversi distretti del territorio di Kherson sotto controllo militare russo, zone che negli ultimi mesi sono state trasformate in un gigantesco hub logistico per il rifornimento delle truppe.
Gli attacchi missilistici e con droni, che l’Ucraina conduce ormai con regolarità, mirano a degradare la capacità operativa delle forze di Mosca, colpendo nodi energetici e vie di comunicazione considerati strategici per il mantenimento del fronte meridionale. Le interruzioni di corrente, in particolare, si inseriscono in una strategia più ampia che Kiev ha adottato per ribaltare lo svantaggio numerico e tecnologico, mettendo in difficoltà la popolazione civile e i reparti russi che dipendono dalle linee elettriche per i sistemi di comunicazione e i radar antiaerei. lastampa
La tensione si allunga sul confine bielorusso
Parallelamente all’intensificarsi dei bombardamenti, un nuovo fronte di tensione si sta aprendo a nord, dove la Bielorussia di Alexander Lukashenko è finita sotto i riflettori per il ruolo che potrebbe giocare nel conflitto. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che Putin e Lukashenko avranno a breve nuovi contatti diretti, dopo che le dichiarazioni di Zelensky hanno gettato ombre sulle intenzioni di Minsk.
Il presidente ucraino ha infatti accusato la Bielorussia di ospitare infrastrutture tecniche utilizzate per guidare gli attacchi dei droni russi, un’affermazione che ha scatenato la reazione immediata di Mosca e che ha fatto temere a Kiev una possibile escalation diretta lungo il confine settentrionale. Non si tratta di minacce inedite, ma la frequenza con cui il tema viene sollevato suggerisce che l’asse russo-bielorusso stia studiando nuove forme di pressione, anche solo per costringere l’Ucraina a dirottare risorse verso una zona finora rimasta relativamente calma. lastampa
Il Cremlino: «Attacchi a civili rivelano natura nazista di Kiev»
La retorica del Cremlino si è fatta intanto più aspra, con Peskov che ha definito i recenti raid ucraini contro le infrastrutture civili come una prova della «essenza nazista» del regime di Kiev, riprendendo un lessico che Mosca utilizza ormai sistematicamente per delegittimare gli avversari. Il portavoce di Putin ha aggiunto che la situazione per l’Ucraina sul fronte «sta peggiorando di giorno in giorno» e che, a un certo punto, per il governo di Zelensky inizieranno «processi irreversibili», senza tuttavia specificare se ci si riferisca a un collasso militare, politico o sociale.
Si tratta di dichiarazioni che vanno lette sia come strumento di propaganda interna, per alimentare il sostegno alla guerra tra la popolazione russa, sia come avvertimento alla comunità internazionale, nel tentativo di scoraggiare ulteriori invii di armi a Kiev. La tensione verbale, insomma, non accenna a diminuire, e anzi si intreccia con le manovre sul terreno, rendendo ancora più incerta la reale volontà delle parti di sedersi a un tavolo concreto. lastampa




