Prosciolti i soccorritori delle ONG: la nave Juventa non era un 'taxi del mare'
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Redazione Interno
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Sette anni di indagini e accuse, una nave, la Juventa, che soccorreva i migranti, non era un "taxi del mare". I volontari non erano in combutta con i trafficanti. La nave, sequestrata nel porto di Trapani, oggi, dopo anni di abbandono, saccheggi e mancanza di cura da parte di chi doveva tenerla in custodia, è ormai compromessa.
La decisione del tribunale
Ieri, per i 10 soccorritori di Jugend Rettet, Save the Children e Medici Senza Frontiere, il gup del Tribunale di Trapani, Samuele Corso, ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri, prosciogliendo tutti gli indagati dell’indagine avviata nel 2017.
Le conseguenze per le ONG
Queste sentenze hanno riacceso l’entusiasmo a sinistra per le ONG, considerate fondamentali da alcuni per la gestione dell’immigrazione. Tuttavia, molti ignorano che certe azioni possono incoraggiare i trafficanti di esseri umani, aumentando i loro proventi e esponendo migliaia di disperati a viaggi della speranza che a volte si trasformano in viaggi della morte.
Il futuro della nave Juventa
La nave Juventa, dopo anni di abbandono, saccheggi e mancanza di cura da parte di chi doveva tenerla in custodia, è ormai compromessa. Nonostante le difficoltà, l'equipaggio rimane impegnato nel suo nobile compito di salvare vite umane in mare.
Dopo sette anni di indagini, la verità è emersa: la nave Juventa non era un "taxi del mare", ma un mezzo di salvataggio per i migranti in pericolo. Questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella lotta per i diritti umani e la giustizia.




