L’intelligence americana: Putin pronto a testare la Nato con un attacco limitato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente russo Vladimir Putin potrebbe tentare, nei prossimi anni, di mettere alla prova la determinazione della Nato con un attacco limitato contro un Paese dell’Alleanza. È quanto emerge da nuovi rapporti dell’intelligence statunitense, citati dal Wall Street Journal, che delineano scenari potenziali che spazierebbero da un attacco informatico a una vera e propria incursione terrestre su piccola scala.

Se fino a poco tempo fa gli analisti americani ritenevano altamente improbabile una provocazione diretta di Mosca mentre il Cremlino era ancora impegnato nei combattimenti in Ucraina, questa valutazione sarebbe cambiata all’inizio dell’anno, anche a causa delle crescenti pressioni che Putin sta subendo sia sul fronte interno che sul campo di battaglia.

L’evoluzione della percezione dell’intelligence

La domanda che circola nei rapporti dei servizi segreti non è più soltanto se Vladimir Putin voglia allargare il conflitto oltre i confini dell’Ucraina, ma piuttosto fino a che punto il Cremlino sia disposto a spingersi per saggiare la credibilità dell’Alleanza Atlantica senza arrivare a uno scontro diretto. In passato, gli Stati Uniti ritenevano che Putin non avrebbe rischiato di provocare un Paese membro della Nato, vista l’entità dell’impegno russo in Ucraina; ora, quella certezza è venuta meno.

La nuova valutazione, che indica una possibile finestra temporale per un’azione russa compresa tra l’autunno di quest’anno e il 2029, si basa su segnali che gli Stati Uniti e i loro alleati europei stanno già osservando con crescente preoccupazione.

I segnali di una guerra ibrida già in corso

A preoccupare gli analisti non sono solo le ipotesi future, ma anche gli episodi che sembrano già prefigurare una strategia di intimidazione e di test. Gli Stati Uniti e i governi europei registrano infatti segnali crescenti di azioni russe volte a sondare la capacità di risposta dell’Alleanza, come la violazione dello spazio aereo della Romania da parte di droni e il ritrovamento di missili da crociera russi caduti in territorio polacco.

A questi si aggiungono episodi di guerra ibrida, come il recente ritrovamento di un drone carico di esplosivo all’aeroporto di Lipsia, in Germania, un hub cruciale per il trasporto di materiale militare verso l’Ucraina. L’obiettivo dichiarato di queste operazioni, secondo i funzionari statunitensi, sarebbe quello di disgregare l’Alleanza, mettendo in discussione la sua credibilità e, in particolare, la risposta che gli Stati Uniti fornirebbero in un simile scenario.

Gli scenari sul tavolo e l’articolo 5

Le opzioni valutate dall’intelligence statunitense per un eventuale attacco russo sono molteplici e graduali. La più estrema, ovvero un’incursione terrestre limitata sul fianco orientale dell’Alleanza, è attualmente considerata la meno probabile, sebbene il rischio possa aumentare con il passare del tempo. Uno scenario del genere, infatti, attiverebbe l’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, che sancisce il principio della difesa collettiva e obbligherebbe tutti i membri della Nato a considerare l’attacco come un attacco rivolto a loro stessi.

Tuttavia, lo stesso articolo lascia maggiori margini di interpretazione di fronte ad azioni ibride o ad attacchi informatici, rendendo questi ultimi strumenti potenzialmente più efficaci per il Cremlino per testare la coesione dell’Alleanza senza innescare automaticamente una risposta militare su larga scala.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.