Russia, arrestato il soldato blogger che denunciava torture: Lunin in cella
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Redazione Esteri
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Alexandr Lunin, il soldato e blogger russo diventato celebre per le sue denunce contro le atrocità commesse all'interno dell'esercito, è stato arrestato. La notizia, riportata dal sito indipendente Vyorstka, che cita a sua volta i verbali del tribunale del distretto Rossoshansky di Voronezh, arriva a poche ore dalla pubblicazione di un video su Instagram destinato a fare il giro del mondo: in quelle immagini, Lunin parlava apertamente di presunte torture inflitte ai militari e lanciava un appello diretto al presidente Putin, chiedendo un'udienza per «raccontare tutta la verità su que... ».
La richiesta di colloquio e l'accusa di ammutinamento
Nel video, che ha accumulato oltre 11 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso, il militare non si limitava a denunciare le violenze subite dai commilitoni, ma minacciava esplicitamente un ammutinamento qualora non fosse stato ascoltato dalle massime cariche dello Stato. Una presa di posizione che il Cremlino non ha evidentemente tollerato, tanto che il tribunale ha emesso una condanna preliminare a 11 giorni di reclusione già nella giornata di sabato.
La decisione, tuttavia, è stata resa nota solo nelle ultime ore, alimentando ulteriori interrogativi sulle reali tempistiche dell'operazione di polizia e sulla volontà di tenere nascosto il provvedimento fino a che l'attenzione mediatica non si fosse leggermente attenuata.
L'ombra del copione sul dissenso militare
La vicenda di Lunin, che molti osservatori hanno già ribattezzato lo "Spartaco russo" per la sua sfida solitaria al gigante militare, si inserisce in un contesto bellico che sembra ripetere le tragiche dinamiche già viste in Afghanistan. Cambia la geografia, dalle montagne si scende alle pianure e al mare, dove la Crimea non è certo un suol d'amore, ma il fattore tempo, che si voleva spettatore di fulmini guerreschi, si è ritrovato invece a osservare braci che covano e ardono dal basso.
E arde talmente tanto da far rinvenire uno degli evergreen della storia militare: la rivolta dal basso, magari indirizzata verso un vertice opportunamente ignaro, ma che in questo caso ha trovato una risposta fulminea e spietata da parte della macchina giudiziaria.
La trattativa con gli Stati Uniti passa per l'Iran
Mentre la vicenda giudiziaria di Lunin tiene banco nelle cronache interne, il presidente Putin ha spostato l'attenzione sul fronte diplomatico, dichiarando di attendere a Mosca i negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere del futuro dell'Ucraina. In un'intervista rilasciata a un giornalista russo e pubblicata dal Cremlino, il leader del Cremlino ha chiarito che l'incontro si terrà non appena Washington avrà risolto la «fase calda della questione iraniana», rimandando di fatto le trattative sulla pace a un momento di minore tensione per l'amministrazione statunitense.




