Bce, il primo rialzo dei tassi da tre anni tra timori di inflazione e guerra in Iran

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   La Banca centrale europea si appresta a compiere quella che, per gli osservatori dei mercati finanziari e per gli economisti che seguono le mosse di Palazzo Madama a Francoforte, rappresenta una vera e propria inversione di rotta: dopo quasi tre anni caratterizzati da una politica accomodante, il Consiglio direttivo presieduto da Christine Lagarde dovrebbe annunciare oggi un aumento del costo del denaro pari a venticinque punti base. milanofinanza +2

Una decisione, quest'ultima, che riporta idealmente le lancette dell’orologio macroeconomico indietro fino all’aprile del 2023, quando l’istituzione guidata dalla francese aveva optato per l’ultima stretta, per poi avviare un lungo ciclo di pausa.

L’attesa, per la verità, è talmente elevata che gli swap sui tassi di interesse scontano ormai una probabilità di successo dell’operazione vicina al novantasette per cento, un dato che lascia davvero poco spazio a possibili sorprese. ilmessaggero +2

L’ombra dell’inflazione e lo shock del petrolio

A spingere la Bce verso questa scelta, che molti analisti definiscono "precauzionale", è stata la nuova fiammata dei prezzi al consumo, alimentata in larga parte dal caro-energia conseguente al conflitto in corso in Iran e alla delicatissima chiusura dello stretto di Hormuz.

Il petrolio, come noto, è volato verso quota cento dollari al barile, e l’inflazione nell’area dell’euro ha così toccato il tre virgola due per cento a maggio, allontanandosi pericolosamente dal target del due per cento che la banca centrale è chiamata a presidiare. ilmessaggero +2

Non si tratta però, a differenza di quanto accaduto nel 2022 con la guerra in Ucraina, di una semplice ripetizione della crisi precedente; gli effetti di questa volta sembrano concentrsi principalmente sui carburanti alla pompa, incidendo per circa il sessanta per cento sulla componente energetica dell’indice dei prezzi, mentre la bolletta dell’elettricità, grazie alla minor dipendenza europea dal gas via tubo, ha retto meglio l’urto. ilmessaggero +2

I numeri della stretta monetaria

Qualora la decisione fosse confermata, il tasso sui depositi (che attualmente si trova al due per cento) salirebbe pertanto al due virgola venticinque per cento; un meccanismo simile riguarderebbe anche il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale, quello che le banche commerciali pagano quando chiedono denaro in prestito a Francoforte, destinato a passare dal due virgola quindici al due virgola quaranta per cento. milanofinanza +2

Più consistente, infine, il balzo previsto per il tasso di rifinanziamento marginale, ovvero il costo del cosiddetto "fido d’emergenza" concesso agli istituti di credito, che toccherebbe il due virgola sessantacinque per cento. Questi valori, spiegano gli esperti, rappresentano un livello simile a quello registrato quattordici mesi fa, e il loro rialzo interrompe una lunga parentesi di immobilismo iniziata dopo l’ultimo ciclo restrittivo del 2023. milanofinanza +2

Il nodo della credibilità e la conferenza di Lagarde

Più che l’entità della misura, contenuta e ampiamente preventivata, saranno però le parole che Christine Lagarde pronuncerà nel corso della conferenza stampa delle ore quattordici e quarantacinque a determinare l’umore dei mercati per i prossimi mesi. milanofinanza +2

Il vero dilemma, per il Governing Council, è se questo aumento debba essere interpretato come un semplice "colpo di timone" per ancorare le aspettative di inflazione – evitando cioè il ripetersi dell’errore del 2022, quando Francoforte fu accusata di aver alzato i tassi troppo tardi – oppure se rappresenti l’inizio di un nuovo ciclo di stretta prolungata. milanofinanza +2

D’altronde, la stessa banca centrale ha imparato a sue spese che esistono errori sia per eccesso che per difetto di severità; se nel duemilaventidue si peccò di lentezza, oggi il rischio opposto è quello di soffocare una crescita già fragile, in un’Europa che vede rallentare la produzione industriale e l’occupazione, con una stretta creditizia che rischierebbe di aggravare la situazione. milanofinanza +2

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