Al Torino Film Festival Lelouch si racconta, mentre "Eternity" porta una commedia romantica nell'aldilà
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Claude Lelouch, presente al Torino Film Festival, ha dichiarato con la sua proverbiale ironia di essere «in vacanza da settant’anni», una frase che racchiude un'intera filosofia di vita e di lavoro. Il suo sguardo, che ha attraversato decenni di storia del cinema, rimane quello di un osservatore curioso, di un uomo che non smette di interrogarsi sulle pieghe più complesse dell’animo umano. «Con i film ho cercato di essere un osservatore attento della vita - ha raccontato ai presenti -; sono stato il reporter della mia epoca, nient'altro». Aggiungendo, non senza una punta di commozione, di aver avuto la fortuna di realizzare un'opera così vasta e di aver sempre tentato, attraverso di essa, di ritrarre personaggi «un po’ meno schifosi degli altri», individui capaci di gesti autentici, di amicizia, di desideri e, inevitabilmente, di errori.
Un after life romance per aprire la kermesse
La serata d’apertura del 43° Torino Film Festival ha invece visto scendere in campo un genere diverso, quello della commedia romantica con venature soprannaturali, affidata a *Eternity* di David Freyne. Prodotto da A24 e Apple, e destinato a approdare prossimamente nelle sale italiane, il film affronta il tema della morte con un approccio inaspettatamente leggero. La storia, che vede protagonisti Miles Teller e Elizabeth Olsen, muove da premesse tragiche – lui muore per un boccone di traverso, lei dopo poco per una malattia – per approdare in una dimensione altra, un aldilà che si trasforma nel palcoscenico di un triangolo amoroso. Si tratta, nelle intenzioni del regista, di una sorta di "after life romance" che evoca, per atmosfere e struttura narrativa, pellicole degli anni Novanta come *Ghost* e *Aldilà dei sogni*, recuperandone quel candore fin quasi favolistico che caratterizzava un certo cinema di intrattenimento.
La recensione: un viaggio sentimentale tra memoria e identità
La pellicola si apre, non a caso, su una scena di ordinaria vita coniugale: una coppia di anziani, Joan e Larry, in auto, discute animatamente mentre si reca a una festa. La sequenza, che potrebbe apparire marginale, assolve invece a una funzione essenziale, quella di far immedesimare lo spettatore in una dinamica relazionale lunga e consolidata, fatta di litigi e di tenerezze immediate. È da questo nucleo di realismo che il film prende il volo verso la sua dimensione fantastica, costruendo una trama che è al contempo un viaggio nei ricordi e una riflessione sull'identità oltre la vita. Quella che si dipana sullo schermo è una catabasi sentimentale, una discesa negli inferi personali e collettivi dei personaggi, il cui esito, come spesso accade nel genere, sembra puntare verso un happy ending molteplicemente inteso, senza per questo rinunciare a interrogativi più profondi.
Il festival punta sulle star e registra un boom di biglietti
L’avvio della rassegna torinese, che ha puntato sul sorriso e sulla commedia americana dopo il film di Freyne, prosegue con un fitto calendario di incontri. Se ne parlerà oggi con il regista stesso, in uno dei dieci appuntamenti in programma che testimoniano una concentrazione di presenze eccezionale. La kermesse, che ha visto salire sul palco figure del calibro di Spike Lee, Sergio Castellitto e Stefania Sandrelli, può contare su un parterre di ospiti internazionali organizzato con un lavoro meticoloso. Una strategia che, stando ai primi dati, sta già dando i suoi frutti al botteghino, dove si registra un incremento significativo rispetto all’edizione precedente, segnando un +10% che conferma il rinnovato interesse del pubblico per un evento capace di coniugare tradizione e novità.




