Il fronte trasversale che frena l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si è mai trattato di una semplice spaccatura tra esecutivo e opposizione, tantomeno di una linea dettata da veti ideologici precostituiti.

Sulla prospettiva – a dire il vero ancora piuttosto lontana – di un ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, è emersa una geografia politica del tutto inedita che attraversa trasversalmente le coalizioni, scompigliando gli equilibri interni alla maggioranza di centrodestra e mettendo a nudo le profonde divergenze che dividono il fronte progressista. ilfattoquotidiano +3

Il dibattito, innescato dalle recenti dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto rilasciate al Corriere della Sera, ha avuto il merito di cristallizzare posizioni che da tempo serpeggiavano nei palazzi romani, costringendo ciascun partito a prendere una netta posizione su ciò che, in fin dei conti, rappresenta il futuro geopolitico del continente. ilgiornale +3

La presa di distanza leghista e la linea prudente di FdI

A fissare per primo un paletto inequivocabile ci ha pensato Matteo Salvini, il quale, attraverso un comunicato diffuso nella chat politica del Carroccio, ha definito l’adesione di Kiev come un’ipotesi da scartare in via assoluta.

Secondo il leader del partito, l’ingresso dell’Ucraina rappresenterebbe, per usare le sue stesse parole, un danno economico e sociale di enormi proporzioni, mancando peraltro dei requisiti necessari che altri Paesi hanno faticosamente conseguito dopo anni di trattative. la7 +3

Una posizione, questa, che ha messo in difficoltà gli alleati di governo, costretti a cercare faticosamente un punto di equilibrio. Dopo un iniziale silenzio, imbarazzato più che prudente, è toccato al ministro degli Esteri Antonio Tajani, e successivamente al numero tre di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, provare a ricucire lo strappo.

L’idea che ne è scaturita è una sorta di mediazione temporale: sì all’apertura di un percorso negoziale, ma a patto che si raggiunga prima una condizione di pace stabile e che non vengano dimenticate le priorità rappresentate dai Balcani occidentali. ilgiornale +3

Come a dire che la volontà politica c’è, ma la sua attuazione resta subordinata a una serie di variabili che, nell’immediato, appaiono di difficile soluzione. la7 +3

Il peso dell’economia agricola e il ragionamento tecnico di Patuanelli

Se da destra il freno arriva principalmente da una valutazione di opportunità politica e di sovranità nazionale, a sinistra l’ostacolo principale è di natura squisitamente tecnica ed economica.

Stefano Patuanelli, considerato il braccio destro di Giuseppe Conte e figura chiave del Movimento 5 Stelle in materia di mediazione, ha trovato inaspettatamente un punto di contatto con il ministro Crosetto, ammettendo che un’integrazione così repentina sarebbe di fatto insostenibile. qds +3

L’ex ministro dell’Agricoltura ha spiegato il concetto in modo chiaro: l’Ucraina è il granaio d’Europa, e la sua colossale capacità produttiva agricola risucchierebbe una quota sproporzionata delle risorse della Politica agricola comune, mettendo in ginocchio le aziende dei Paesi membri attuali, Italia in testa. la7 +3

Una riflessione, questa, che si sposa perfettamente con le preoccupazioni espresse dal titolare della Difesa, il quale ha più volte avvertito che l’ingresso di Kiev causerebbe una crisi immediata e grave per il settore primario, una crisi che nemmeno la potenza economica tedesca potrebbe permettersi di sostenere. qds +3

La controffensiva di Fassino e l’appello allargato di Maurizio Lupi

È in questo clima di defezioni trasversali che si inserisce la delusione (o il presunto tradimento, a seconda dei punti di vista) di Piero Fassino.

L’esponente del Partito Democratico, intervistato in merito alle parole del ministro, ha parlato apertamente di “onda revisionista” che attraversa il governo, definendo “irresponsabile” la scelta di chiudere le porte a Kiev, un atteggiamento che ai suoi occhi rischia di consegnare l’Italia a un ruolo marginale nel consesso europeo. la7 +3

Sul versante opposto dello schieramento, sebbene sempre all’interno dell’area governativa, si muove Maurizio Lupi. Il leader di Noi Moderati ha scelto di rompere gli indugi, schierandosi senza mezzi termini a favore di un allargamento a Est.

Per Lupi, sostenere l’ingresso dell’Ucraina non significa scegliere tra esigenze di sicurezza e crescita economica, ma anzi, è proprio il rifiuto di questa falsa dicotomia che consentirebbe all’Europa di uscire dall’irrilevanza. ilfattoquotidiano +3

Se non si capisce che occorre allargarsi per diventare più forti, avverte Lupi, si condanna il Vecchio Continente a rimanere inerte proprio mentre altre potenze globali si stanno rapidamente riorganizzando. qds +3

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