Daniela Gazzano, la forza di una vita racchiusa in un battito di ciglia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Non poteva muoversi, non poteva parlare, ma era presente”. È questa la verità, emersa con fatica dopo un calvario di diagnosi errate, che il marito Luigi Ferraro ha afferrato quando tutto sembrava perduto. Una verità che ha il nome di Daniela Gazzano, oggi insignita del Titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, onorificenza conferitale dal presidente Sergio Mattarella e consegnata in Prefettura a Cuneo. La sua storia, che affonda le radici nella normalità di una vita da maestra d’infanzia a Calizzano, nell’entroterra savonese, venne spezzata nel cuore di una notte d’estate del 2005. Poche ore dopo aver dato alla luce la secondogenita Camilla, all’ospedale di Bra, una chiamata al marito segnò l’inizio di un dramma improvviso: un’emorragia cerebrale post-partum la gettò in un coma profondo, strappandola, a soli trentanove anni, alla sua famiglia e alla sua professione.

Il risveglio dentro una prigione di silenzio

Il risveglio, quando finalmente arrivò, non fu la liberazione ma l’ingresso in una nuova, apparentemente insormontabile, prigione. Daniela si ritrovò infatti intrappolata nel suo, totalmente paralizzata e incapace di comunicare, affetta da quella che viene definita sindrome del chiavistello, una condizione di locked-in syndrome che isola la coscienza vigile da qualsiasi capacità motoria, tranne, in alcuni casi, il movimento degli occhi. Fu proprio il marito, con una tenacia che rifiutava ogni rassegnazione, ad accorgersi per primo che lo sguardo di Daniela era lucido e reattivo, aprendo così un varco, seppur minuscolo, in quel muro di incomunicabilità. Da lì, con una pazienza commovente, si sviluppò un linguaggio basato sul battito delle ciglia, un alfabeto binario di presenza e volontà che divenne l’unico ponte verso il mondo esterno.

Il libro scritto con gli occhi, per spiegare alla figlia

È attraverso quel codice, fatto di pause e di cenni, che Daniela Gazzano ha compiuto l’impresa straordinaria di scrivere un libro. Un’opera nata da una domanda struggente della figlia più piccola, la quale, crescendo, un giorno le chiese il perché non fosse “come le altre mamme”. Per rispondere a quella richiesta di senso, per narrare alla propria famiglia e a sé stessa ciò che era accaduto, Daniela ha dettato, lettera dopo lettera, la sua testimonianza. Un lavoro immane, che ha richiesto anni di dedizione assoluta e che rappresenta, al di là del contenuto, un monumento alla forza di volontà umana. Quel libro, la cui stesura è di per sé un atto di resistenza estrema, costituisce il cuore del riconoscimento odierno, trasformando una storia di sofferenza privata in un esempio pubblico di coraggio.

Un onore che sigilla una vita straordinaria

La consegna dell’onorificenza nella prefettura di Cuneo, quindi, non è il semplice riconoscimento di una disabilità affrontata con dignità, ma il tributo a un’esistenza che, nonostante tutto, ha continuato a creare, a comunicare e a dare un contributo. Daniela Gazzano, oggi cinquantanovenne e residente a Bra, ha saputo trasformare la sua condizione di estrema limitazione in uno spazio di espressione e di relazione, insegnando, attraverso il silenzio più eloquente, che la presenza di una persona trascende ogni funzione fisica. La sua vicenda, del resto, si inserisce in un panorama di cronaca che troppo spesso tratta casi di grave menomazione con un linguaggio puramente medico o, peggio, pietistico, mentre qui si è preferito evidenziare il percorso giudiziario, seppur sommesso, di affermazione di diritti e di identità. L’onorificenza di Ufficiale chiude simbolicamente, ma non conclude, una lunga fase di riscatto, lasciando aperta solo la pagina della quotidianità, ancora scandita da quel dialogo fatto di sguardi che ha superato l’ostacolo dell’impossibile.

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