L’incendio sullo yacht a Jesolo, i secondi che hanno evitato la tragedia e il giallo delle indagini
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Redazione Interno
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Bastano pochi secondi, talvolta, per cambiare il corso degli eventi e trasformare quella che sarebbe potuta diventare una sciagura in un racconto dai risvolti tutto sommato gestibili. Domenica scorsa, al largo di Jesolo, quei secondi sono stati determinanti per evitare che una gita in barca si concludesse con un bilancio ben più pesante di quello che poi si è registrato, ovvero un natante distrutto dalle fiamme e affondato, ma nessuna vittima né ferito grave tra le persone coinvolte.
L’incendio, divampato a bordo di uno yacht di 18 metri, un Posillipo Technema varato circa quarant’anni fa, ha messo a dura prova la prontezza dei presenti e l’efficacia dei soccorsi, in una sequenza di eventi che ha visto protagonisti la Guardia Costiera e alcuni diportisti di passaggio, il cui intervento si è rivelato tempestivo e decisivo.
L’imbarcazione e le operazioni di messa in sicurezza
Il natante, ormeggiato da alcuni mesi alla Marina di Cavallino, nel comune di Cavallino-Treporti, batteva bandiera polacca e, prima di approdare in quella struttura portuale, aveva sostato in altri scali italiani. Le fiamme lo hanno avvolto rapidamente, costringendo i dieci occupanti a lasciare la barca senza indugio; il rogo, tuttavia, non ha causato feriti tra l’equipaggio e i passeggeri, che sono stati tratti in salvo prima che la situazione degenerasse.
Le operazioni di spegnimento e di controllo, coordinate dalla Guardia Costiera, hanno dovuto fare i conti con un duplice obiettivo, altrettanto delicato e urgente: da un lato, contenere il rischio di uno sversamento di gasolio in mare, con le prevedibili ricadute ambientali su un ecosistema costiero già sottoposto a pressioni antropiche; dall’altro, garantire la sicurezza della navigazione nella zona, specialmente in vista delle manovre di recupero del relitto, che giace ora a circa sette metri di profondità e a un chilometro e mezzo dalla riva, spostato verso est rispetto all’imboccatura del
Porto Turistico di Jesolo. Una posizione non certo ideale, considerata la vicinanza a rotte battute da altre imbarcazioni, ma che almeno ha consentito di circoscrivere l’area di intervento senza creare ulteriori intralci alla circolazione marittima.
Il comandante e lo choc per l’accaduto
Giorgio Viezzer, 61 anni, imprenditore e manager con interessi che spaziano dai mobilifici agli arredi, è il comandante del natante, ma ieri mattina ha fatto ritorno nella sua dimora di Altivole, cercando un po’ di quiete dopo le concitate ore trascorse in mare.
L’uomo, che ha un aspetto giovanile e appartiene a una famiglia benestante del territorio, non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti né intrattenersi con persone estranee al suo ristretto giro di conoscenze e parenti, respingendo con modi gentili ma decisi ogni tentativo di approccio da parte di chiunque non faccia parte del suo entourage.
Resta ancora sotto choc, come ha fatto intendere attraverso i pochi contatti avuti con i familiari, e per il momento preferisce non ripercorrere nei dettagli i momenti dell’incendio, forse anche per l’inevitabile carico emotivo che deriva dal vedere andare in fumo, in senso letterale e figurato, un’imbarcazione che definisce la sua passione da anni.
Le indagini, nelle more, stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica del rogo, a partire dalle condizioni del motore e degli impianti elettrici, nonché da eventuali manutenzioni effettuate nelle settimane precedenti, per capire se si sia trattato di un guasto accidentale oppure di altro, pur senza al momento formulare ipotesi che vadano oltre la semplice constatazione dei danni materiali.
Il soccorso dei diportisti e la regola del mare
La regola del mare, quando un’altra barca chiede aiuto e versa in condizioni di pericolo, è chiara: vige l’obbligo di prestare soccorso, e attenersi a quel precetto può fare la differenza tra la vita e la morte, come è accaduto domenica pomeriggio. Alcuni diportisti, che stavano rientrando dalla Croazia con la propria imbarcazione diretta proprio alla Marina di Cavallino, hanno notato il fumo nero che avvolgeva lo yacht a circa tre miglia dalla costa di Jesolo e non hanno esitato ad avvicinarsi, allertando contemporaneamente la Guardia Costiera e offrendo un aiuto immediato ai naufraghi.
È stato un gesto di spontanea solidarietà, raccontato dai protagonisti con la consapevolezza di aver fatto ciò che chiunque avrebbe dovuto fare in quella circostanza, ma che ha comunque contribuito a evitare il panico e a garantire che le operazioni di sbarco dei dieci occupanti avvenissero in tempi rapidi e senza traumi ulteriori.
La prontezza di quei diportisti, unita all’allarme lanciato per tempo, ha consentito di ridurre al minimo il lasso di tempo in cui le persone a bordo sono rimaste esposte al fumo e al calore delle fiamme, e ha permesso ai soccorritori professionali di concentrarsi sulle attività di spegnimento e di messa in sicurezza del relitto.
Le indagini e le prospettive per il recupero
Il relitto dello yacht, ora adagiato sul fondale a modesta profondità, rappresenta un ostacolo per la navigazione e una potenziale fonte di inquinamento, motivo per cui la Guardia Costiera sta valutando le modalità più opportune per rimuoverlo, in collaborazione con i tecnici specializzati nel recupero di natanti incagliati o affondati.
Gli accertamenti sulle cause dell’incendio procedono parallelamente, con i periti che stanno esaminando i reperti recuperati e le testimonianze raccolte tra i superstiti, cercando di ricostruire gli istanti precedenti lo scoppio del rogo e di stabilire se vi siano state negligenze o anomalie tecniche tali da aver favorito la propagazione delle fiamme.
La dinamica dei fatti, comunque, non sembra al momento lasciare spazio a ipotesi dolose, anche se gli inquirenti mantengono un approccio cauto, come prevede la prassi in casi di questa natura, in attesa di acquisire elementi più concreti che possano fugare ogni dubbio. Nel frattempo, l’area circostante il punto di affondamento è stata segnalata nelle carte nautiche e monitorata costantemente, per evitare che altre imbarcazioni si trovino a passare troppo vicino al relitto e rischino di danneggiarsi o di innescare ulteriori problemi di sicurezza.
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