Maltempo a Roma, il nubifragio mette in ginocchio la viabilità: sottopassi chiusi e code sul Grande Raccordo Anulare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La perturbazione che ha raggiunto la Capitale nelle prime ore di giovedì 12 febbraio 2026, sospinta da un flusso atlantico particolarmente intenso e riconducibile alla vasta circolazione della burrasca Nils — la quale sta flagellando la Spagna con raffiche impetuose e mari in tempesta —, ha scaricato al suolo un volume d’acqua tale da saturare in pochi minuti la rete fognaria e i sistemi di drenaggio urbano, già messi a dura prova da un inverno implacabile -1-6-9. L’allerta gialla diramata dalla Protezione Civile per l’intera giornata non è stata, come talvolta accade, una semplice raccomandazione precauzionale, bensì il preludio a un collasso viabilistico che ha intrappolato pendolari e automobilisti in una morsa di asfalto bagnato e semafori spenti; nel quadrante est e sud della città, in particolare lungo le direttrici consolari, l’acqua ha rapidamente trasformato le carreggiate in stagni, rendendo impraticabili numerosi sottopassaggi – quelli di via Cristoforo Colombo e dell’asse attrezzato, tanto per citarne alcuni – che le autorità locali hanno dovuto sigillare con transenne e deviazioni obbligatorie fin dalle sette e trenta -1-7.

Lo stillicidio dei sinistri e le ripercussioni sull’anulare

Se la pioggia battente ha imposto di per sé una riduzione drastica della velocità media, è stato l’innesco di una serie di sinistri, seppur di modesta entità rispetto ad altri episodi di cronaca ben più drammatici registrati in passato sulla stessa arteria, a congestionare definitivamente il Grande Raccordo Anulare -4. Sulle carreggiate interne, all’altezza dello svincolo per la Nomentana e tra le uscite di Casilina e Appia, si sono formate colonne di veicoli praticamente ferme; un incidente, le cui dinamiche sono ancora al vaglio degli operatori di Astral infomobilità, ha inoltre creato forti ripercussioni tra l’Aurelia e Casal Lumbroso, con code che, risalendo lungo la via Aurelia in direzione del centro, hanno vanificato qualunque tentativo di percorrenza alternativa -2-10. La situazione non è apparsa più confortante sulla Roma-Teramo, dove all’altezza di Castel Madama un altro tamponamento ha bloccato una corsia, e lungo la via Tiburtina, tra Setteville e Tivoli Terme, si è registrata la medesima criticità, con i flussi veicolari letteralmente spezzati in entrambi i sensi di marcia: un quadro, questo, che ha costretto migliaia di persone a lunghe attese all’interno delle proprie vetture, sotto un cielo che non ha offerto alcuna schiarita significativa fino al primo pomeriggio -2-8.

Il sistema dei trasporti e la saturazione del drenaggio

L’ondata di maltempo, alimentata da un gradiente barico eccezionalmente profondo che ha reso il Mediterraneo occidentale una vera e propria macchina produttrice di perturbazioni, ha colpito senza distinzione tra centro storico e periferia, sebbene siano state le aree solitamente più fragili dal punto di vista idraulico a soffrire maggiormente la furia dell’acqua -6. Mentre a Madrid e Parigi le autorità chiudevano scuole e parchi per la medesima perturbazione, a Roma l’assenza di interventi strutturali risolutivi su molti collettori secondari ha fatto sì che anche una pioggia, per quanto persistente, si trasformasse in un'aggressione al tessuto urbano; i tombini, incapaci di smaltire la portata, hanno cominciato a rigurgitare, riversando sulla sede stradale non solo acqua piovana ma anche detriti e fango, aumentando il rischio di sbandamento per i motociclisti e rendendo vano il lavoro degli operatori del traffico, costantemente impegnati a segnalare pericoli sempre nuovi -5-7-8.

Il peso della burocrazia nella gestione dell’emergenza

Nella tarda mattinata, mentre i bollettini delle radio locali si susseguivano senza soluzione di continuità e il personale della Regione Lazio aggiornava minuto per minuto lo stato delle percorrenze, è emerso con chiarezza come l’ondata di maltempo non abbia fatto altro che acuire criticità note e mai completamente risolte -10. La Pontina, ad esempio, è stata nuovamente teatro di rallentamenti biblici: all’altezza di Casalazzara e nei pressi di Pomezia Nord, gli allagamenti hanno dimezzato la capacità della carreggiata, mentre il tratto urbano di Latina resta ancora interdetto a causa di un cedimento strutturale pregresso che le piogge hanno ulteriormente aggravato -10. Non vi è stato quartiere, da Spinaceto a Castel di Decima, che non abbia registrato criticità legate all’acqua, e l’assenza di un piano di manutenzione efficace per i giunti e le barriere stradali è apparsa, agli occhi degli automobilisti bloccati in coda, come la causa principale di una paralisi che non è certo figlia del caso, ma della reiterata incapacità di adeguare le infrastrutture a un clima che, ormai da anni, non concede più tregua -1-10.

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