Sanremo 2026, la terza serata incorona Nicolò Filippucci tra le nuove proposte e vede il duetto inedito di Eros Ramazzotti con Alicia Keys
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Redazione Interno
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È stata la serata dedicata alla proclamazione del primo vincitore di questa edizione del Festival, quella di giovedì 26 febbraio, ma anche una lunga passerella costellata di momenti ad alta intensità emotiva e di richiami ai grandi valori universali, come la pace e la lotta al bullismo. Sul palco dell'Ariston, Carlo Conti e Laura Pausini, affiancati per l'occasione dalla top model russa Irina Shayk e dal comico Ubaldo Pantani, hanno condotto il pubblico attraverso una scaletta che alternava la musica leggera a riflessioni profonde, senza mai perdere di vista il ritmo della gara. Prima di addentrarsi nelle esibizioni dei quindici Big, toccati dalla competizione in questa terza puntata, l'attenzione si è concentrata sulla finale riservata alle cosiddette “Nuove proposte”, una categoria che, come da tradizione, regala storie di sogni e di esordi destinati a lasciare il segno.
La sfida finale tra Angelica Bove e Nicolò Filippucci si è risolta con la vittoria di quest'ultimo, un ragazzo visibilmente emozionato che, davanti al pubblico del Teatro Ariston, ha confessato a caldo la propria incredulità, ringraziando l'orchestra e, con un trasporto particolare, il maestro Mogol. Un plauso, quello al celebre paroliere, che non era affatto casuale: nella stessa serata, infatti, a Mogol è stato tributato un premio alla carriera, suggellato da una standing ovation che ha scaldato i cuori dei presenti. Non è rimasta a bocca asciutta neppure l'altra finalista, Angelica Bove: la sua interpretazione del brano “Mattone” le è valsa due riconoscimenti di prestigio, il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla”, un doppio sigillo che ne certifica il valore artistico agli occhi dei giornalisti specializzati. A rendere quel momento ancora più magico per i due giovani artisti ci ha pensato Laura Pausini, che li ha accompagnati nel punto esatto del palco in cui, nel lontano 1993, Pippo Baudo la condusse per la prima volta al successo con “La solitudine”, un gesto carico di significato e di continuità generazionale.
Parallelamente alla competizione canora, la terza serata ha visto alternarsi sul palco dell'Ariston personalità di spicco del panorama musicale internazionale, pronte a regalare emozioni con esibizioni in anteprima mondiale. Eros Ramazzotti e Alicia Keys hanno dato vita a un duetto inedito, cantando insieme “L’aurora”, un brano intimo del repertorio del cantante italiano contenuto nel suo ultimo album; un momento di rara intensità che ha visto i due artisti fondere le loro voci in italiano e spagnolo, regalando al pubblico un assaggio di quello che accade quando talenti di tale calibro si incontrano. La presenza della star statunitense non è passata inosservata, così come quella della modella russa Irina Shayk, il cui compito di co-conduttrice è stato principalmente quello di aggiungere un tocco di glamour internazionale alla serata; il suo sorriso, impreziosito da un brillantino dentale, ha catturato l'attenzione dei riflettori, così come il suo impeccabile trucco no make-up, che ha fatto subito discutere gli appassionati di beauty look.
Accanto alla musica e allo spettacolo, però, il Festival ha voluto ritagliarsi uno spazio per affrontare tematiche sociali di grande rilevanza, testimoniando come il palcoscenico dell'Ariston possa trasformarsi in una cassa di risonanza per messaggi di speranza e solidarietà. La serata ha dedicato un momento di profonda commozione alla storia di Paolo Sarullo, il giovane di Albenga rimasto tetraplegico a seguito di un'aggressione subita mentre era in monopattino, un episodio di violenza giovanile che ha scosso le coscienze e contro il quale il Festival ha voluto lanciare un forte messaggio di condanna. In un altro passaggio chiave, Laura Pausini, insieme al Piccolo Coro dell'Antoniano, ha intonato “Heal The World” di Michael Jackson, un inno universale alla pace e alla speranza in un momento storico, come quello attuale, segnato da conflitti e tensioni internazionali, un gesto semplice ma dal valore simbolico immenso, capace di unire idealmente le persone in sala e quelle a casa.
Le pagelle dei big e la doppia anima del palco tra moda e musica
Con l’ingresso in scena dei restanti quindici Campioni, la gara è entrata nel vivo, offrendo spunti di riflessione sulla qualità delle proposte musicali in lizza. Artisti del calibro di Maria Antonietta & Colombre, Leo Gassmann, Malika Ayane, Raf, Francesco Renga, Arisa, Michele Bravi e molti altri hanno portato la loro musica sul palco, contendendosi il favore del pubblico da casa, chiamato a esprimersi attraverso il Televoto, e della Giuria delle Radio, il cui peso è stato determinante per delineare le prime graduatorie. Se le pagelle dei critici musicali hanno premiato alcune performance più di altre, sottolineando la leggerezza del pop di Maria Antonietta o l’interpretazione più matura di alcuni veterani, l'attenzione del pubblico è stata catturata anche, e forse inevitabilmente, dall'aspetto visivo della kermesse. I look di Irina Shayk, così come quelli di Laura Pausini, passata da uno stile ispirato a Maria Callas con una coda bassa e un maxi nastro a un più classico e scenografico abito da gran sera, hanno monopolizzato le cronache di moda, dimostrando come Sanremo sia anche, e sempre di più, una passerella di stile capace di dettare tendenza.
Tra un’esibizione e l’altra, spazio anche all’intrattenimento puro con le imitazioni di Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann, un personaggio che con il suo carisma e la sua eccentricità ha portato una ventata di ironia nella cornice formale del teatro, e con la presentazione del film “Un bel giorno” da parte dei suoi interpreti, Fabio De Luigi e Virginia Raffaele, in uscita nelle sale cinematografiche il 5 marzo. L’alternanza di questi registri, dalla commedia alla musica, dal dramma sociale alla moda, ha composto il mosaico di una serata che, se da un lato ha celebrato il talento emergente di Nicolò Filippucci, dall’altro ha ribadito la natura composita e popolare del Festival, capace di parlare a un pubblico vasto ed eterogeneo, senza mai perdere di vista la sua anima più autentica: quella di essere, innanzitutto, una grande festa della canzone italiana.




