Hormuz, l’avvertimento degli Usa all’Oman e il petrolio che tiene in ostaggio l’economia globale

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Lo Stretto di Hormuz – quel sottile collo di bottiglia largo, nel punto più critico, appena 54 chilometri – torna a essere l’epicentro della tensione tra Washington e Teheran, con l’amministrazione Trump che ha scelto una linea dura nei confronti dell’Oman. lacnews24 +3

Quest’ultimo, storicamente mediatore neutrale della regione, è stato accusato dagli Stati Uniti di poter favorire un’intesa iraniana sul controllo del traffico marittimo, una prospettiva che per la Casa Bianca rappresenta una linea rossa strategica: “Nessuno lo controllerà” ha dichiarato il presidente, specificando che si tratta di acque internazionali e che persino Mascate, se ostacolerà la libertà di navigazione, dovrà fare i conti con le conseguenze. lacnews24 +3

Il segretario al Tesoro Scott Bessent, del resto, ha già avvertito che il Dipartimento prenderà di mira “in modo aggressivo” chiunque faciliti il pedaggio voluto dagli ayatollah, mentre sul tavolo delle trattative per una tregua più stabile restano nodi pesanti come il programma nucleare e i fondi congelati. lacnews24 +3

Il blocco navale americano e lo stallo delle trattative

Nonostante la tregua entrata in vigore lo scorso aprile, la situazione sul campo resta quella di un’economia di guerra: da un lato gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale alle porte iraniane per soffocare le esportazioni petrolifere – una mossa che, nelle intenzioni, dovrebbe costringere Teheran a cedere – dall’altro l’Iran tiene in ostaggio il transito nel Golfo Persico, riducendo drasticamente i passaggi. notiziegeopolitiche +3

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, intervenuto al vertice di Singapore, ha chiarito che le forze armate sono “più che capaci” di riprendere i combattimenti se i negoziati fallissero, mentre il presidente Trump, a detta dei media, avrebbe rinviato la decisione definitiva tra pace e guerra per limare “alcuni dettagli” della proposta. ilmanifesto +3

In questo quadro di stallo, ciò che realmente mette in ginocchio il regime degli ayatollah – dove il pane, il carburante e il lavoro scarseggiano per la pressione esterna – è l’incapacità di esportare la propria materia prima, nonostante qualche espediente. notiziegeopolitiche +3

Petrolio e sotterfugi: la resistenza nascosta dell'Iran

Il motivo per cui, nonostante il blocco, il petrolio iraniano continua a scorrere – seppur in modo intermittente – risiede nei cosiddetti trasferimenti nave-nave, una pratica opaca che avviene in mare aperto.

In queste operazioni, un’imbarcazione carica di petrolio soggetto a sanzioni scarica il suo contenuto su un’altra in alto mare, spesso al largo della Malesia, dove i trasponder vengono spenti per nascondere la traiettoria prima che il greggio venga inviato al principale acquirente, cioè la Cina. notiziegeopolitiche +3

Pechino, infatti, pur stringendo accordi commerciali con Washington, non ha mai smesso di rifornirsi dal mercato nero del greggio persiano, creando un paradosso geopolitico che alimenta la resistenza del regime: gli Stati Uniti minacciano di colpire le aziende coinvolte in questi trasferimenti, ma la filiera risulta difficile da smantellare completamente perché opera nell’ombra, tra flotte ombra e paradisi fiscali. notiziegeopolitiche +3

Una posta in gioco globale che tiene in scacco l'Occidente

Attraverso Hormuz transitava, in tempi normali, circa il 20 per cento del petrolio mondiale, oltre a una fetta considerevole del gas naturale liquefatto globale, e il blocco – anche solo parziale – ha già innescato effetti devastanti sui prezzi e sulle catene di approvvigionamento. ilmanifesto +3

L’Oman, minacciato esplicitamente dalla nuova amministrazione se non si allineerà, si trova in una posizione delicatissima: ufficialmente non ha mai chiesto il controllo congiunto del passaggio, ma Teheran ha suggerito una gestione a due, una proposta che Washington respinge al mittente temendo che possa legittimare la chiusura strategica della via d’acqua in futuro. notiziegeopolitiche +3

Gli analisti, intanto, osservano lo scontro come una partita a poker: da un lato l’Iran, abituato alle sanzioni e pronto a resistere per sopravvivenza, dall’altro un presidente americano che, a un anno dalla rielezione, deve fare i conti con un’inflazione interna e l’aumento del prezzo del carburante in vista delle elezioni di medio termine, un fattore che potrebbe rendere meno sostenibile una pressione prolungata sul regime. ilmanifesto +3

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