Tassazione criptovalute, tre ipotesi in campo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il comma 2 dell’articolo 4 della bozza della Legge di Bilancio 2025 prevede un significativo innalzamento della tassazione delle plusvalenze e dei proventi derivanti dalle operazioni in cripto-attività. Attualmente, la legislazione vigente applica una ritenuta del 26%, con una soglia di esenzione di 2.000 euro. Tuttavia, la nuova proposta mira a portare questa aliquota al 42%, suscitando non poche preoccupazioni tra gli investitori e gli appassionati del settore.
Mentre Bitcoin continua a volare, superando gli 84.000 dollari in un contesto di "price discovery", parte del governo italiano, rappresentata dai deputati Giulio Centemero della Lega e Marcello Coppo di Fratelli d’Italia, ha avanzato diversi emendamenti per fermare l’incremento dell’aliquota. Questi emendamenti, tre in totale, mirano a mantenere lo status quo, ovvero una tassazione al 26% sulle plusvalenze crypto, con una soglia di esenzione sotto i 2.000 euro.
Il primo emendamento proposto permetterebbe di mantenere l’attuale regime fiscale, evitando così l’aumento al 42%. Il secondo e il terzo emendamento, invece, potrebbero scatenare accese discussioni tra gli appassionati, le loro sponde politiche e alcune delle società che rappresentano il settore. Queste proposte legislative, infatti, non solo mirano a proteggere gli investitori, ma anche a garantire una maggiore stabilità e prevedibilità nel mercato delle criptovalute.
In questo contesto, è importante sottolineare come il dibattito sulla tassazione delle criptovalute si sia intensificato, soprattutto alla luce delle recenti performance di Bitcoin.




