I lavoratori della moda incrociano le braccia nel giorno del Black Friday
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Redazione Economia
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Mentre i consumatori si preparano a invadere i negozi per il Black Friday, alla ricerca dell’affare più conveniente, un’ondata di proteste, che si annuncia senza precedenti, attraversa il settore della moda in Europa. Le grandi multinazionali, che proprio in questa giornata registrano alcuni dei loro picchi di vendita, si trovano a dover fronteggiare le rivendicazioni di un personale che, osservando i bilanci da record, reclama una più equa distribuzione della ricchezza generata. È uno sciopero che, per la sua estensione e per il coordinamento dimostrato, segna un momento significativo nelle relazioni industriali del comparto, mettendo in luce il divario tra i profitti delle Corporation e le retribuzioni di chi ne permette il funzionamento quotidiano.
La protesta senza precedenti di EssilorLuxottica in Francia
Oltremanica, il colosso dell’occhialeria EssilorLuxottica, che ha chiuso un trimestre eccezionale con vendite per 6,87 miliardi di euro, deve fare i conti con una mobilitazione che coinvolge circa novemila dei suoi dipendenti. Lo sciopero, proclamato per tre giorni consecutivi, dal 27 al 29 novembre, è stato indetto per ottenere aumenti salariali commensurati a questi risultati finanziari straordinari. Quel che rende l’azione particolarmente significativa, come sottolineato dal sindacato Fo Metaux, è il fatto che per la prima volta tutte le organizzazioni sindacali abbiano coordinato le loro iniziative, agendo di concerto in tutte le sedi francesi del gruppo; una unità d’intenti che conferisce un peso notevole alla protesta e che ne rappresenta il tratto distintivo principale.
La mobilitazione europea del comitato di Inditex
Parallelamente, il gruppo Inditex, proprietario di marchi come Zara, Pull&Bear e Massimo Dutti, si confronta con una giornata di mobilitazione coordinata a livello europeo. Le organizzazioni sindacali che compongono il comitato aziendale europeo dell’azienda hanno infatti scelto proprio il Black Friday, data simbolo del consumismo sfrenato, per dare voce alle loro richieste. L’obiettivo, come dichiarato, è quello di rivendicare una partecipazione straordinaria agli ingenti benefici economici generati dalla corporation, il cui successo, sostengono i dipendenti, “si condivide, non si concentra nelle mani di pochi”.
Un fronte sindacale unito che sfida le logiche del mercato
Questa sincronia di intenti tra i lavoratori di due giganti industriali, seppur in nazioni diverse, delinea un quadro inedito di contrapposizione. Da un lato, si registra un’impennata degli acquisti, con lo scontrino medio che, secondo alcune rilevazioni, segna un +6%; dall’altro, un fronte sindacale che, in maniera coordinata e trasversale, sceglie il momento di massima visibilità commerciale per reclamare i propri diritti. Le proteste, che si svolgono nel pieno rispetto delle normative, pongono l’accento su una questione centrale: la distribuzione dei profitti in un’epoca di performance finanziarie eccezionali, un tema che va ben al di là del singolo caso e che interroga l’intero modello di business della grande distribuzione organizzata.




