Arrestato ad Abu Dhabi il narcotrafficante Altin Sinomati, mandante dell'omicidio di "Passerotto"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'operazione di polizia, condotta lo scorso 10 ottobre negli Emirati Arabi Uniti, ha posto fine alla latitanza di un ricercato internazionale le cui vicende si intrecciano con alcuni dei casi di cronaca nera più oscuri degli ultimi anni. Altin Sinomati, cittadino albanese di 38 anni, è stato tratto in arresto ad Abu Dhabi grazie all'intervento congiunto delle forze di sicurezza locali e del Servizio di cooperazione internazionale di polizia, che hanno agito sulla base di una "Red Notice" emessa su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma. L'uomo, fuggito dall'Italia per sottrarsi alla giustizia, è ritenuto il mandante dell'omicidio di Selavdi Shehaj, noto con il soprannome di "Passerotto", il cui Corpo senza vita fu rinvenuto sulla spiaggia di Torvaianica il 20 settembre del 2020, in un'area all'epoca affollata di bagnanti.

Il regolamento di conti sulla spiaggia

L'esecuzione di Shehaj, avvenuta in pieno giorno e a colpi d'arma da fuoco, rappresentò da subito, per gli investigatori, l'epilogo cruento di un regolamento di conti tra clan dediti al narcotraffico. A materialmente compiere l'omicidio, secondo quanto accertato dalle indagini e dalle successive sentenze, sarebbe stato Raul Esteban Calderón, nome già tristemente noto per essere stato l'esecutore materiale, l'anno precedente, dell'assassinio di Fabrizio Piscitelli, figura di spicco della malavita romana conosciuto con l'appellativo di "Diabolik". Calderón, del quale si è già avuta una condanna all'ergastolo in primo grado per quest'ultimo delitto, viene dunque indicato come il braccio armato che, su mandato di Sinomati, avrebbe posto fine alla vita di "Passerotto".

Le indagini e i legami con il traffico di stupefacenti

Le investigazioni della Direzione distrettuale antimafia, che hanno progressivamente ricostruito la trama dell'omicidio, hanno messo in luce come il movente affondi le proprie radici nelle dinamiche spietate del narcotraffico internazionale, con particolare riferimento a gruppi di origine albanese. Di questo specifico ambito criminale, del resto, si era occupata anche la trasmissione "Report", che in alcune inchieste aveva fornito un quadro dettagliato dei flussi illeciti e delle loro ramificazioni. L'arresto di Sinomati, pertanto, non segna soltanto un punto a favore nell'ambito di un'indagine per omicidio, ma rappresenta un colpo assestato a un'organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, i cui interessi hanno valicato i confini nazionali.

La cooperazione internazionale e il percorso giudiziario

La cattura del latitante negli Emirati Arabi Uniti costituisce un esempio significativo dell'efficacia della cooperazione di polizia oltre i confini, la quale, attraverso canali dedicati come lo SCIP, permette di rintracciare e arrestare soggetti che ritengono di potersi sottrarre alla legge rifugiandosi in Paesi lontani. L'estradizione di Sinomati, che ora attende di essere ricondotto in Italia per rispondere dell'accusa di concorso in omicidio aggravato da finalità mafiose, rappresenta la fase successiva di un iter giudiziario che dovrà accertare, in sede processuale, tutte le responsabilità, sia dirette che di concorso, in un delitto che ha scosso l'opinione pubblica per la sua efferatezza e per il luogo in cui è stato consumato.

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