La parola a una ragazza iraniana, e un ricordo di Oriana Fallaci

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le immagini, quelle che il regime tenta di seppellire sotto un silenzio di piombo, talvolta riescono a fuggire, a bucare l'opacità imposta dalla censura. Ne è una prova drammatica un video di sedici minuti, verificato da una testata internazionale, che mostra l'interno di un centro medico legale nella capitale iraniana. Quel filmato, carico di una disperazione muta, ritrae file ordinate di corpi avvolti in sacchi neri, cumuli di indumenti macchiati di sangue, ferite che testimoniano l'impiego di munizioni letali contro i manifestanti. Un creator, si apprende, ha percorso quasi mille chilometri per aggirare il blocco di internet e consentire a quell'orrore di raggiungere gli schermi del mondo, superando la barriera eretta dal potere.

Un bilancio che non si può più celare

A confermare la portata di una repressione che ormai assume i contorni di una strage, giungono i calcoli meticolosi delle organizzazioni per i diritti umani. Una di queste, con sede negli Stati Uniti, ha reso noto un bilancio agghiacciante, quantificando in oltre duemilacinquecento le vittime accertate delle proteste. Tra di loro, si contano centinaia di persone affiliate al governo, ma anche una dozzina di minori e civili estranei alle dimostrazioni, cifre che disegnano un conflitto asimmetrico e spietato. Molte di quelle vittime sono donne e ragazze, uccise per aver reclamato diritti fondamentali, e chissà quando si conoscerà l'esatta entità di questa ecatombe, dato che altre giacciono nelle carceri, sottoposte a torture e trattamenti disumani, mentre il regime continua a negare l'evidenza.

Le voci che attraversano i confini

In questo panorama di sofferenza, la parola di chi vive la rivolta dall'interno diventa un bene prezioso. Osservazioni e sentimenti simili, infatti, circolano tra le giovani iraniane con una forza che travalica i confini fisici e digitali. Si è sentito, ad esempio, in un programma televisivo italiano, dove alcune di loro hanno espresso concetti quasi identici a quelli contenuti in un intervento diffuso da un sito indipendente. Quella ragazza, la cui testimonianza viene oggi ospitata in questo spazio a lei dedicato, racconta di un popolo in rivolta, di una protesta diffusa che non accenna a placarsi nonostante la ferocia della risposta statale. Dalla diaspora, poi, giunge un appoggio a figure che vengono indicate come possibili riferimenti per un futuro diverso, insieme alla richiesta di un intervento concreto della comunità internazionale.

La complicata partita internazionale

La situazione, del resto, tiene in scacco anche le cancellerie mondiali, creando un dilemma di difficile soluzione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si trova in queste ore a dover valutare con attenzione i rischi dell'inazione, mentre da Teheran arrivano avvertimenti minacciosi sulla possibilità di colpire basi americane nella regione se si dovesse essere attaccati. Trump, dal canto suo, ha promesso aiuti, ma la strada da percorrere appare stretta e pericolosa, con il timore che qualsiasi mossa possa innescare un'escalation dalle conseguenze imprevedibili. La questione iraniana, insomma, si conferma un nodo intricato dove le istanze di libertà di un popolo si scontrano con la spietata logica di un regime e con gli equilibri geopolitici globali.

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