Brescia, l'ex consigliere Ashkar indagato per pedopornografia: «Prendo le distanze»
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Redazione Interno
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La prima dichiarazione arriva, netta, dopo il buio di un fine settimana che ha lasciato presagire sviluppi ben più gravi di una semplice crisi politica. Iyas Ashkar, fino a venerdì scorso consigliere comunale a Brescia, prende la parola per affrontare pubblicamente l'uragano che lo ha travolto, legato a un'inchiesta della Procura di Milano sullo sfruttamento sessuale di minori online. "Prendo nettamente le distanze dagli addebiti", afferma, scandendo le parole in una nota scritta, "e chiedo di poter rispettare i tempi necessari della giustizia in cui credo fortemente". Un posizionamento formale, quello dell'esponente politico, che segue di poco le sue dimissioni irrevocabili presentate al Consiglio comunale, originariamente giustificate con vaghi "motivi personali". Una mossa, quella di lasciare l'incarico, compiuta – come egli stesso tiene a precisare – "nell'immediatezza" dopo aver appreso di essere sottoposto a indagine preliminare per un reato la cui sola menzione provoca un moto di sdegno.
Le accuse della Procura e la reazione istituzionale
L'inchiesta dei magistrati milanesi, che si dipana attraverso diverse province italiane, punta i riflettori su un giro di violenze sessuali online a danno di minori, una delle pieghe più oscure del web. Ad Ashkar, eletto nella lista civica a sostegno della sindaca Laura Castelletti e presidente della commissione Commercio, viene contestata nello specifico la detenzione di materiale pedopornografico. Una posizione che, come sottolinea la stessa primo cittadino in una dichiarazione carica di turbamento, non ammette alcun tipo di giustificazione. "Quanto sta emergendo è sconvolgente e provoca un dolore profondo, umano prima ancora che istituzionale", dichiara Castelletti, evidenziando come le accuse tocchino "uno dei crimini più vili, più disumani e moralmente inaccettabili che possano esistere". Le sue parole, che evitano ogni forma di difesa d'ufficio, segnano una netta linea di separazione tra l'amministrazione e l'indagato, lasciando che sia la macchina giudiziaria, ora, a fare il suo corso.
Il silenzio che precedeva la tempesta
Quello che colpisce, ripercorrendo le ore successive alle dimissioni, è il vuoto di informazioni che ne è seguito, un silenzio innaturale per un gesto politico di tale portata. La scelta di Ashkar, inizialmente spiegata con ragioni private, aveva creato un alone di mistero, alimentando sospetti e domande tra chi osservava la scena da fuori. In pochi giorni, però, la verità giudiziaria ha squarciato quel velo, trasformando quelle dimissioni da atto amministrativo in un epilogo obbligato di fronte a un'accusa di tale gravità. La vicenda dimostra, ancora una volta, come i procedimenti per reati di cronaca nera, specialmente quando coinvolgono figure pubbliche, finiscano per intrecciare inevitabilmente il percorso giudiziario con quello della reputazione e dell'immagine istituzionale, costringendo a scelte rapide e spesso drammatiche.
Il percorso che attende l'indagato
Ora, mentre l'ex consigliere insiste sulla necessità di attendere gli esiti delle indagini in corso, la palla passa interamente alla Procura di Milano. Gli investigatori, che stanno ricostruendo le dinamiche e l'entità del presunto reato, dovranno accertare le responsabilità individuali all'interno di un filone d'inchiesta particolarmente delicato. Ashkar, dal canto suo, dovrà confrontarsi con un iter procedurale lungo e complesso, in cui la sua dichiarazione di estraneità costituirà solo il primo passo di una difesa che si giocherà interamente nelle aule di tribunale. La politica, intanto, ha già compiuto il suo gesto di autodifesa, accettando le dimissioni e marcando una distanza etica e morale da fatti che, se provati, rappresentano una ferita per l'intera collettività, al di là di ogni schieramento.




